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Amorim conquista il Milan: la sua rivoluzione è già iniziata

Una sola partita può dire poco, ma a volte è sufficiente per intravedere una direzione. La vittoria del Milan sul campo del Torino ha rappresentato il primo vero assaggio del progetto di Ruben Amorim, e le sensazioni iniziali sono decisamente positive.

Il nuovo allenatore rossonero non ha conquistato soltanto i primi tre punti della sua avventura in Serie A. La sua squadra ha mostrato fin dal calcio d’inizio alcuni dei tratti distintivi della sua idea di calcio: pressing alto, linea difensiva aggressiva, possesso palla e una costante ricerca della porta avversaria.

Ma dietro questa prima vittoria c’è anche qualcosa di più profondo. Amorim non sta semplicemente allenando il Milan: sta vivendo il club da tifoso, con un entusiasmo e un rispetto per la storia rossonera che sembrano aver creato immediatamente un legame speciale con l’ambiente.

Amorim, l’eleganza di un allenatore-tifoso

La figura di Amorim è stata al centro dell’attenzione anche per il suo modo di vivere la panchina. Alla prima partita ufficiale ha scelto una camicia bianca, pantaloni scuri e mocassini, un abbigliamento elegante ma tutt’altro che comodo per una serata di fine agosto.

Del resto, difficilmente il portoghese sarà visto in tuta. La sua scelta è precisa: giacca e cravatta in panchina e agli eventi ufficiali, perché secondo Amorim il Milan e Milano richiedono un certo modo di presentarsi.

“Qui le cose sono diverse e bisogna presentarsi in modo diverso”, è il concetto espresso dal tecnico, che ha collegato la propria scelta anche alla natura della città. Milano è la capitale della moda e Amorim vuole rappresentarla nel modo migliore possibile.

Un dettaglio apparentemente secondario, ma che racconta molto del suo approccio. L’allenatore vuole immergersi completamente nella sua nuova realtà, tanto da aver scelto di vivere a City Life, uno dei quartieri più moderni e centrali della città.

Il Milan nel cuore fin da bambino

L’entusiasmo di Amorim per il Milan non è una costruzione mediatica nata con il suo arrivo a Milanello. Il tecnico portoghese ha raccontato di seguire i rossoneri fin da quando era bambino e di essere cresciuto ammirando le grandi squadre del passato.

In particolare, il riferimento è al Milan di Arrigo Sacchi, capace di rivoluzionare il calcio, ma anche alle squadre allenate da Fabio Capello e Carlo Ancelotti.

Amorim ha ricordato con precisione persino la finale di Milan-Benfica del 1990, a dimostrazione di quanto la storia del club sia rimasta impressa nella sua memoria.

Per questo motivo, essere oggi sulla panchina del Milan assume per lui un significato particolare. Non è semplicemente una nuova esperienza professionale: è la realizzazione di un sogno coltivato da appassionato di calcio.

Il legame speciale con Franco Baresi

A rendere ancora più forte il legame tra Amorim e la storia rossonera c’è anche il rapporto instaurato con Franco Baresi.

L’ex capitano del Milan ha mostrato interesse e affetto nei confronti del nuovo allenatore, con i due che hanno avuto modo di parlarsi, scambiarsi messaggi e inviti. Amorim aspettava Baresi a Milanello, desideroso di incontrare una delle figure più rappresentative della storia del club.

Il rapporto tra i due è diventato così una delle testimonianze più belle del cosiddetto “milanismo” di Amorim.

Non è un caso che, durante la partita contro il Torino, tutto lo stadio abbia reso omaggio a Baresi al sesto minuto. Per il nuovo tecnico rossonero, quel momento ha aggiunto ulteriore significato a una serata già speciale.

Pressing e possesso: il Milan di Amorim prende forma

Poi c’è il campo, che naturalmente rappresenta la parte più importante del progetto. E contro il Torino il Milan ha mostrato immediatamente alcune delle caratteristiche che Amorim vuole imprimere alla squadra.

Il pressing alto è stato incessante fin dai primi minuti. La squadra ha cercato di recuperare il pallone in avanti, mantenendo una linea difensiva molto aggressiva e accettando di giocare diversi metri sopra la propria metà campo.

I numeri raccontano bene questa trasformazione. Il Milan ha chiuso la partita con il 58,9% di possesso palla, arrivando addirittura al 73,9% nel primo tempo.

Ancora più indicativi sono i dati relativi alla posizione della squadra: la linea difensiva per il recupero del pallone si è attestata mediamente a 44,5 metri, mentre quella utilizzata per mandare gli avversari in fuorigioco era a 43,9 metri.

Sono numeri che descrivono una squadra coraggiosa, aggressiva e intenzionata a dominare la partita attraverso il controllo del campo.

Un Milan pericoloso già nel primo tempo

La vittoria è arrivata nella ripresa, ma il Milan aveva costruito le premesse per segnare molto prima. Nei primi 45 minuti i rossoneri hanno prodotto una quantità di occasioni significativa, con almeno dieci conclusioni dall’interno dell’area di rigore senza trovare il gol.

Un dato che il Milan non faceva registrare da oltre quattro anni in Serie A. L’ultimo precedente risaliva all’aprile 2022, quando contro il Bologna erano arrivati 13 tiri dall’interno dell’area senza riuscire a segnare nel primo tempo.

La differenza, questa volta, è stata soprattutto nella continuità della pressione e nella capacità di mantenere il Torino sotto assedio.

Il Milan è sembrato una squadra divertente da vedere, aggressiva e propositiva, anche se l’enorme dispendio di energie si è fatto sentire nel finale. Dopo circa 75 minuti ad altissima intensità, la squadra ha inevitabilmente rallentato.

Giovani valorizzati e veterani rivitalizzati

Uno degli aspetti più interessanti della prima partita di Amorim riguarda il modo in cui il tecnico sembra voler coinvolgere l’intero gruppo.

Da una parte ci sono i giovani, come Alphadjo Cisse, chiamati a sentirsi protagonisti del nuovo progetto. Dall’altra ci sono i giocatori più esperti, che sembrano aver ritrovato entusiasmo e motivazioni.

Adrien Rabiot, nel post-partita, ha contribuito a raccontare proprio questa sensazione: l’energia trasmessa dall’allenatore sembra essere arrivata anche ai veterani.

È probabilmente uno degli elementi più importanti per Amorim. La sua idea non passa soltanto dagli schemi e dal pressing, ma dalla capacità di convincere i giocatori ad abbracciare completamente il progetto.

Amorim conquista anche Cardinale

L’entusiasmo del nuovo allenatore non sembra aver coinvolto soltanto la squadra e i tifosi. Anche Gerry Cardinale sarebbe rimasto particolarmente colpito dalle convinzioni e dalla determinazione di Amorim.

Il proprietario del Milan è pronto a sostenere le idee del tecnico anche attraverso investimenti importanti. Un segnale significativo della fiducia riposta nel nuovo progetto e della volontà della proprietà di costruire una squadra sempre più vicina alla visione dell’allenatore.

La vittoria di Torino, dunque, può essere letta come il primo risultato concreto di un progetto molto più ampio.

Ora arriva San Siro

Amorim ha già conquistato i tifosi rossoneri in trasferta. La prima vittoria in campionato, ottenuta peraltro lontano da Milano, ha permesso al portoghese di presentarsi nel migliore dei modi.

Il successo ha inoltre consegnato al tecnico un piccolo primato: è diventato il primo allenatore straniero dal 2009, dopo Leonardo, a vincere all’esordio in campionato in trasferta.

Ma il vero appuntamento è ormai alle porte.

Venerdì prossimo Amorim metterà piede per la prima volta a San Siro da allenatore del Milan. Sarà il momento in cui il sogno del tifoso portoghese incontrerà definitivamente la realtà del suo nuovo incarico.

E dopo quanto mostrato a Torino, le aspettative sono già altissime: il Milan di Amorim ha appena iniziato a prendere forma.

Tags AC Milan

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