Mentre il Milan affronta una delle estati più caotiche e cruciali della sua storia recente, l’uomo scelto per guidare la restaurazione tecnica, Zlatan Ibrahimović, si trova dall’altra parte dell’oceano.
Ibra delude anche da telecronista
Il ruolo di “consulente speciale” di RedBird e Gerry Cardinale avrebbe dovuto garantire una presenza forte e decisionale a Milanello, specialmente dopo la travagliata conclusione della passata stagione. Invece, Ibrahimović ha preferito i riflettori degli Stati Uniti, impegnato come commentatore di punta per l’emittente Fox in occasione dei Mondiali di calcio.
Una scelta di vita e di business che sta sollevando feroci polemiche in Italia, ma che ora si scontra anche con un clamoroso fallimento d’immagine oltreoceano. La bocciatura per l’ex campione svedese è infatti arrivata nientemeno che dall’autorevole New York Times, attraverso un duro editoriale firmato da The Athletic.
La critica dagli USA
La critica della stampa americana è impietosa e smonta il mito dell’Ibra onnisciente: “Il problema è che sembra non conoscere nulla di specifico su molte delle squadre o sui loro giocatori”. Secondo l’analisi, il network televisivo farebbe meglio a confinarlo in studio per spiegare concetti tattici e istinti di gioco, piuttosto che lasciarlo allo sbaraglio come opinionista principale, dato che “senza Ibrahimović i programmi di Fox sui mondiali sarebbero migliori”.
Questa stroncatura mediatica risuona come un severo monito per il mondo Milan.
Bocciatura anche dal mondo Milan
Se negli Stati Uniti il “personaggio Zlatan” mostra la corda a causa di una evidente mancanza di preparazione e approfondimento, in via Aldo Rossi la sua assenza fisica e strategica sta producendo danni ben più gravi. Con un mese cruciale di mercato già eroso e la panchina affidata a Rúben Amorim senza una struttura dirigenziale completa, il Milan ha un disperato bisogno di un management operativo al cento per cento, non di un telecronista part-time.
La gestione Cardinale-Ibrahimović si sta rivelando un ossimoro: una proprietà distante che delega il potere a un garante tecnico che, nel momento del bisogno, sceglie di fare l’uomo immagine a New York. Il tempo stringe sia per la Fox che per il Milan. Ma se la TV americana può rimediare cambiando i minutaggi in studio, i tifosi rossoneri rischiano di pagare il prezzo più alto di questo clamoroso deficit di presenza e programmazione.




