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Cardinale esclude Conte: chiederebbe progetto e mercato all’altezza

Conte non andrà mai al Milan. Per Cardinale non servono grandi giocatori o un progetto subito vincente. Serve un allenatore aziendalista

Non è un Milan per vincenti

La scelta di scartare Conte non è legata a motivi tecnici, ma a una netta incompatibilità filosofica ed economica. Il tecnico salentino, da sempre sinonimo di vittorie immediate, avrebbe preteso garanzie precise: un progetto sportivo di altissimo livello, pieni poteri nelle scelte di spogliatoio e, soprattutto, investimenti massicci sul mercato per l’acquisto di top player già affermati.
Richieste legittime per chi vuole competere da subito per lo Scudetto e la Champions League, ma totalmente opposte alla linea aziendalista di Cardinale, orientata al player trading, alla sostenibilità finanziaria esasperata e alla valorizzazione di giovani talenti da rivendere.

Cardinale imbarazzante

La gestione di RedBird viene così definita scandalosa da gran parte della piazza. Rifiutare l’allenatore più vincente sulla piazza significa, di fatto, ridimensionare le ambizioni del Milan, preferendo un profilo più morbido, un “normalizzatore” propenso ad accettare le decisioni di un algoritmo e di una dirigenza ancora priva di una vera anima calcistica.
Il rischio concreto è quello di presentarsi al raduno di luglio con una squadra incompleta e una totale mancanza di programmazione.
Mentre le rivali si rinforzano e definiscono le proprie strategie, il Milan appare immobile, prigioniero di una visione puramente commerciale in cui i grandi match estivi a Perth o Giacarta sembrano contare più dei trofei da mettere in bacheca.
Se il buongiorno si vede dal mattino, l’estate rossonera rischia di trasformarsi in una lunghissima agonia, con il popolo milanista costretto ad assistere all’ennesima stagione di transizione, priva di un vero progetto vincente.
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