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Milan, Tare già a rischio: retroscena e caos dirigenziale

Doveva essere l’uomo della ricostruzione, ma l’avventura di Igli Tare al AC Milan potrebbe concludersi dopo meno di una stagione.

Arrivato nell’estate 2025 per colmare il vuoto nel ruolo di direttore sportivo, Tare era stato scelto dopo un lungo e caotico processo decisionale. Un iter che già dalle prime fasi aveva lasciato intravedere crepe profonde nella struttura dirigenziale rossonera.


Un inizio complicato tra dubbi e retroscena

Fin dal primo giorno, il percorso di Tare è stato in salita. Dopo un primo incontro positivo con Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimović a Londra, la situazione è cambiata improvvisamente.

L’amministratore delegato Giorgio Furlani ha infatti virato su Fabio Paratici, arrivando vicino alla firma. Solo il mancato accordo finale ha riportato il Milan sui passi di Tare, richiamato settimane dopo.

Un dietrofront che, inevitabilmente, ha minato la fiducia reciproca fin dall’inizio.


Il modello Lazio e le aspettative elevate

La scelta di Tare si basava su un curriculum solido costruito alla SS Lazio. In quasi 15 anni, il dirigente albanese ha trasformato il club con operazioni brillanti, portando giocatori come Sergej Milinković-Savić, Ciro Immobile e Luis Alberto a costi contenuti.

Sotto la sua gestione, la Lazio ha conquistato sei trofei e mantenuto una presenza costante nelle competizioni europee. Un modello che il Milan sperava di replicare.


Mercato e scelte controverse

La prima mossa significativa di Tare è stata l’ingaggio di Massimiliano Allegri, scelta che ha segnato un ritorno all’esperienza dopo le scommesse della stagione precedente.

Sul mercato, però, il giudizio resta contrastante. Gli investimenti su Christopher Nkunku e Ardon Jashari – oltre 70 milioni complessivi – non hanno convinto pienamente, soprattutto per il rendimento altalenante.

Tra luci e ombre:

  • Luka Modrić e Adrien Rabiot si sono rivelati acquisti decisivi
  • Pervis Estupiñán ha deluso
  • Samuele Ricci resta un’incognita

Tuttavia, molte fonti indicano che Tare non abbia avuto pieno controllo sulle operazioni, venendo spesso limitato nelle scelte strategiche.


Le tensioni interne e il “caso Nkunku”

Le ricostruzioni giornalistiche parlano di un dirigente costretto ad adattarsi alle decisioni del club. L’acquisto di Nkunku, ad esempio, sarebbe arrivato solo dopo il rifiuto su Dušan Vlahović e il mancato accordo per Rasmus Højlund.

Una situazione che evidenzia una mancanza di coerenza nelle strategie: rifiutare operazioni considerate troppo costose per poi investire cifre importanti su alternative meno prioritarie.


Cessioni record e gestione dei fondi

Uno degli obiettivi affidati a Tare era quello di generare liquidità. Missione compiuta: le cessioni di Tijjani Reijnders, Malick Thiaw, Theo Hernández, Noah Okafor ed Emerson Royal hanno portato circa 176 milioni di euro.

Il problema, però, riguarda l’utilizzo di questi fondi, spesso deciso senza un reale coinvolgimento del direttore sportivo.


Futuro incerto e possibili sostituti

Le indiscrezioni su un addio imminente si fanno sempre più insistenti. Anche Matteo Moretto ha confermato che il Milan sta valutando cambiamenti radicali, coinvolgendo sia Tare che Allegri.

Nel frattempo, il club si starebbe già muovendo per il futuro:

  • contatti con Tony D’Amico
  • nuovi sondaggi per Fabio Paratici
  • valutazioni interne su Viktor Bezhani

Un quadro che alimenta ulteriormente l’instabilità.


Un Milan nel caos dirigenziale

La gestione del caso Tare rappresenta l’ennesimo segnale di confusione all’interno del club. Strategie poco chiare, comunicazione discutibile e continui cambi di rotta stanno creando un clima di incertezza proprio nel momento più delicato.

Tare rischia di diventare il primo capro espiatorio di un sistema che fatica a trovare equilibrio. Ma la vera domanda resta aperta: cambiare ancora porterà davvero benefici, o il Milan continuerà a inseguire una stabilità che sembra sempre più lontana?

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