Nel giro di quattro giorni, il Milan ha mostrato due volti opposti ma ugualmente vincenti. Giovedì contro il Como, una partita cinica, quasi brutale: circa 200 passaggi, tre tiri e tre gol. Domenica sera, a San Siro contro il Lecce, una prestazione di controllo e dominio, fatta di 688 passaggi (quasi 700) e ben 25 conclusioni verso la porta.
Due partite diversissime, stesso risultato finale: tre punti. Ed è proprio qui che si inserisce il dibattito acceso dopo la gara del Sinigaglia.
Il numero dei passaggi e la polemica di Fabregas
Dopo la sfida di giovedì, l’allenatore del Como Cesc Fabregas aveva lasciato intendere che il risultato fosse ingiusto, citando il dato dei 700 passaggi come parametro di “giustizia” calcistica. Una dichiarazione che ha fatto discutere e che trova una risposta indiretta nei numeri di Milan-Lecce.
Come sottolineato da MilanNews, contro i salentini i rossoneri hanno effettivamente sfiorato quella soglia, completando 688 passaggi e vincendo la partita. La differenza? Stavolta, oltre al possesso, sono arrivate anche occasioni a raffica.
La lezione di Massimiliano Allegri
Se c’è qualcuno che incarna alla perfezione questo concetto è Massimiliano Allegri. L’allenatore livornese lo ripete da anni: non esiste un solo modo per vincere. E il Milan lo ha dimostrato sul campo.
In quattro giorni ha portato a casa una vittoria “sporca”, con pochissimi tiri, e una vittoria “pulita”, costruita con pazienza, volume di gioco e pressione costante. Cambia la forma, non la sostanza: quello che conta è il bottino in classifica.
Un secondo tempo a senso unico contro il Lecce
La partita di San Siro non è stata subito brillante. Il primo tempo è scivolato via tra ritmi bassi e manovra prevedibile. Nella ripresa, però, il Milan ha cambiato marcia. Trascinati da Rafael Leao e compagni, i rossoneri hanno schiacciato il Lecce nella propria metà campo.
Dal 50’ al 54’ si è assistito a un vero assedio: colpo di testa di Gabbia, tiro di Ricci, occasione di Pulisic a tu per tu con Falcone, conclusione di Rabiot su assist di Estupiñán e una mischia furiosa culminata nel gol decisivo di Niclas Fullkrug. Una sequenza che fotografa alla perfezione la superiorità del Milan nella ripresa.
Tante partite, tante storie diverse
Questa stagione sta raccontando un Milan capace di adattarsi. Dalle vittorie trovate al primo tiro in porta alle rimonte dopo due gol di svantaggio, fino alle gare dominate senza riuscire a vincere, come il pareggio contro il Genoa con 33 tiri complessivi.
A Como sono bastate tre conclusioni per fare bottino pieno. Contro il Lecce, invece, servivano pazienza, volume e continuità. In entrambi i casi, il risultato non cambia.
Tre punti sopra ogni cosa
Alla fine, il calcio è semplice: si gioca per vincere. Passaggi, tiri e statistiche aiutano a raccontare le partite, ma non assegnano i punti. Il Milan lo ha capito e lo sta dimostrando.
Brutto o bello che sia, dominante o cinico, l’importante è arrivare al fischio finale con i tre punti in tasca. E Allegri, ancora una volta, sembra saperlo meglio di chiunque altro.




