La parola “Scudetto” torna a circolare con insistenza nell’ambiente rossonero. Nessuno in casa Milan – da Massimiliano Allegri ai giocatori – vuole però dichiararlo pubblicamente. Eppure la classifica parla chiaro: i rossoneri sono a soli due punti dalla Roma, appaiati al Napoli e con un punto di vantaggio sull’Inter. Un contesto che autorizza più di una speranza.
C’è un dettaglio non trascurabile: il Milan gioca una sola volta a settimana e ha già battuto tutte le altre quattro squadre presenti nelle prime cinque posizioni della Serie A.
Solidità a intermittenza, ma nei momenti decisivi c’è
Secondo La Gazzetta dello Sport, il primo motivo per crederci è la capacità del Milan di diventare solidissimo nei momenti chiave. Il derby lo ha dimostrato: l’Inter ha creato, ha colpito due pali e fallito un rigore, ma ha trovato davanti a sé un Mike Maignan versione 2022, tornato dominatore dell’area.
Gli xG parlano di un 1,74 a 0,88 per l’Inter, ma il dato più impressionante riguarda i big match: contro Napoli, Juventus, Roma e Inter il Milan ha concesso 6,5 xG complessivi, subendo però solo un gol (il rigore di De Bruyne). Numeri che raccontano una squadra capace di soffrire senza cedere.
Allegri e il 5-3-2: un muro difficile da aggirare
Allegri ha impostato un 5-3-2 estremamente compatto. Non è semplice attaccare un blocco così strutturato, e anche l’Inter ne ha avuto prova: pochissimi varchi centrali, fascia sinistra bloccata da Alexis Saelemaekers e difesa centrale dominata da Matteo Gabbia e Strahinja Pavlovic, pronti a liberare l’area come “mitragliatrici antiaeree”.
Una scelta di prudenza? Anche. Ma soprattutto una base solida per costruire una candidatura credibile al titolo.
Perché il Milan dovrebbe crederci davvero
Il Milan ha un vantaggio importante rispetto alle rivali: più margine di crescita. Il Napoli è ancora nel pieno della tempesta “di transizione” tipica delle squadre di Antonio Conte. L’Inter fatica negli scontri diretti e ha un tecnico ancora inesperto ad altissimi livelli. La Roma, pur competitiva, è piena di punti interrogativi.
I problemi del Milan, invece, sembrano più risolvibili: concentrazione contro le piccole e più soluzioni offensive contro le difese basse. E su questi aspetti Allegri lavora da anni.
Rabiot, l’uomo che cambia il Milan
Il derby ha certificato il peso specifico di Adrien Rabiot, tornato centrale nel progetto. Con lui titolare il Milan ha giocato cinque partite: quattro vittorie e un pareggio contro la Juventus. Un solo gol incassato, peraltro su rigore, contro il Napoli. Mai subito gol su azione con il francese in campo.
Questa continuità lo conferma come uno dei centrocampisti più influenti del campionato, come riconosciuto anche dalla sua pagina su Wikipedia.
Le individualità che possono accendere il sogno
Il Milan ha vissuto periodi difficili dopo l’ultimo Scudetto, ma ora le individualità stanno tornando su standard elevati. Maignan è di nuovo una garanzia assoluta. Leao ha messo insieme due prestazioni da leader e ha margini enormi sul piano fisico. Pulisic si conferma un fattore costante da oltre due anni e mezzo. E poi c’è Luka Modric: non solo qualità, ma una cultura vincente che impone ambizione al gruppo.
Il croato è il faro che sincronizza i ritmi e alza il livello di ogni compagno. Con un giocatore del genere, credere alla “parola con la S” non è un lusso, ma un obbligo.
Conclusione: sogno o obiettivo?
Il Milan non vuole pronunciarlo, ma lo Scudetto non è più un tabù. La classifica, i numeri, la solidità ritrovata e gli uomini chiave indicano una squadra matura, con problemi risolvibili e un potenziale ancora inesplorato.
Se nelle prossime settimane arriverà anche la continuità contro le piccole, allora la “parola proibita” smetterà di essere un sogno e diventerà un obiettivo dichiarato.





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