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Pioli: “La storia del Milan è giocare in Champions. Ecco a chi mi ispiro”

LONDON, ENGLAND - MARCH 08: Stefano Pioli, Head Coach of AC Milan, celebrates victory in front of their fans after the UEFA Champions League round of 16 leg two match between Tottenham Hotspur and AC Milan at Tottenham Hotspur Stadium on March 08, 2023 in London, England. (Photo by Justin Setterfield/Getty Images)

Il tecnico rossonero Stefano Pioli ha rilasciato una lunga intervista a L’Equipe, toccando vari aspetti del percorso di crescita del Milan negli ultimi anni

Il tecnico rossonero Stefano Pioli ha rilasciato una lunga intervista a L’Equipe, toccando vari aspetti del percorso di crescita del Milan negli ultimi anni. Le sue dichiarazioni:

“Stiamo percorrendo un cammino intrapreso tre anni fa ed eravamo lontani dai vertici europei. Sono fiero di vederla crescere, ma la storia del Milan è di giocare in Champions. Siamo felici, ma non dobbiamo fermarci qui. La svolta a gennaio 2020? Con Ibrahimovic, Kjaer e Saelemaerkers siamo migliorati dal punto di vista tecnico e di carattere. Ibrahimovic non è un giocatore normale, ma un campione tecnico e morale, un modello, un punto di riferimento per un gruppo giovane come il nostro. È stato un sostegno enorme anche per lo staff”

Su Giroud – “Ci parlai un paio di volte in videoconferenza prima che firmasse. Sapevo che avremmo lavorato bene insieme: è un gran giocatore, di squadra, generoso, sempre positivo”

Su Theo – “Ha ancora un margine di miglioramento enorme, ma deve convincersene”

Su Maignan – “Non lo conoscevo prima di affrontarlo in Europa League quando con il Lille venne a vincere da noi per 3-0. Si è rivelato anche migliore di quel che pensassi. È meticoloso, vuole sempre migliorare: è uno sfinimento per l’allenatore perché esigente, ma è anche motivato”

Su Kalulu – “Una gran sorpresa. Non ha mai mollato, migliora sempre e non è ancora finita”

Sui riferimenti – “Se pensi solo al risultato non fai progressi: io mi baso sulle prestazioni, l’essenza del mio mestiere è di lavorare da squadra. A chi mi ispiro? Guardiola e Ancelotti sono i migliori al mondo, non per le stesse ragioni. E seguo Arteta dell’Arsenal”

Sull’importanza delle statistiche – “Ce ne sono tante, ma non possono sostituire l’occhio. Trenta minuti dopo le partite, arrivano tutte e mi piace quando vedo nei numeri la sensazione che ho provato guardando la partita. Ma il più delle volte ho trovato un buon giocatore e le sue statistiche non sono affatto buone (sorride, ndr). Io so se il mio giocatore è in una buona posizione in determinate situazioni e gli algoritmi non possono indovinarlo. Fai un gioco offensivo. Il possesso palla, ad esempio, non mi interessa. Con il mio staff, abbiamo un tabellone dopo ogni partita per analizzare un po’ e il possesso non è presente. Quello che mi interessa è dove ci posizioniamo in campo, quanti tiri prendiamo, quanti subiamo, quante occasioni abbiamo”.

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