Filippo Galli ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport, ecco le parole dell’ex giocatore storico rossonero
Filippo Galli ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport, ecco le parole dell’ex giocatore storico rossonero:
Su Napoli Milan e le altre due sfide di Champions: “Premessa doverosa: il Napoli era e resta uno scoglio complesso nel cammino del Milan in Europa. Una vittoria così eclatante come quella del Maradona in campionato, però, può ricalibrare gli equilibri. E se è facile prevedere l’effetto che il 4-0 dell’altra sera potrà produrre sul Milan in vista della doppia sfida, c’è da capire che cosa è successo al Napoli: si è trattato di un cortocircuito o il crollo coi rossoneri è il segnale di un momento di difficoltà che può protrarsi oltre quei 90 minuti? Dove può arrivare il Milan? Se eliminerà il Napoli dovrà confrontarsi con il Benfica, che ha qualità ed esperienza a questi livelli, o con l’Inter in un derby storico come quello del 2003: durissima in entrambi i casi. Anche se superare la squadra che ha dominato in Serie A e che finora non ha sbagliato un colpo in Champions sarebbe benzina per il motore dei rossoneri: quando vai avanti giochi per vincere e la fiducia cresce in maniera esponenziale. La chiave del successo del Maradona? La capacità di restare sempre dentro alla partita: ho visto Leao e Giroud tornare nella propria area a difendere, è questo lo spirito giusto per andare lontano. Ho visto un centrocampo perfettamente organizzato, con il miglior Tonali di sempre. Ecco, se il Milan non calerà rispetto alla versione di sé stesso mostrata a Napoli, potremo divertirci parecchio anche in coppa“.
Sul battibecco Spalletti-Maldini: “Era una partita tesa, la prima di un trittico delicatissimo. Ho rivisto il Paolo calciatore, il capitano che di istinto si muove per la squadra e dice: ‘Sono qui e la difendo'”. Ha sempre avuto dentro il senso della leadership, nello spogliatoio si faceva sentire anche prima di diventare un senatore. Questione di Dna“.
Su Maldini da giocatore: “Non lo abbiamo mai vissuto come ‘il figlio di’. Fin da giovanissimo Paolo stava nel gruppo dei più grandi in modo naturale, non ha mai fatto pesare a nessuno la carta di identità. Forse, piuttosto, una certa dose di sofferenza se l’è portata dentro lo stesso Paolo ai primi tempi, ma l’ha superata grazie a una grande forza interiore. E poi il campo parlava per lui…“.
Su Maldini da dirigente: “È cresciuto molto rispetto agli inizi. Ha studiato, ha imparato da chi aveva accanto ed è diventato bravissimo. Specialmente nella scelta dei tempi: sa sempre quando prendere posizione e metterci la faccia“.

