Esiste un rischio concreto che Gonçalo Ramos possa diventare un problema per il Milan, se non lo è già. L’attaccante portoghese, arrivato in estate per una cifra superiore ai 70 milioni di euro più bonus, è il trasferimento più costoso nella storia del club rossonero e porta inevitabilmente con sé aspettative enormi.
La prestazione contro il Benfica ha però alimentato i primi dubbi. Ramos è rimasto in campo per tutti i 90 minuti nella sconfitta per 2-0, ma non è riuscito a rendersi realmente pericoloso. Per la terza partita consecutiva non ha effettuato nemmeno un tiro nello specchio della porta.
Un dato che racconta soltanto una parte delle difficoltà. Il problema, infatti, non sembra essere semplicemente quello di un centravanti che sbaglia troppe occasioni. Ramos sta facendo fatica soprattutto a crearsi le condizioni per arrivare al tiro.
Quattro palloni toccati nell’area del Benfica
I numeri della sfida di San Siro sono emblematici. Ramos ha toccato il pallone appena quattro volte nell’area di rigore avversaria. Per avere un termine di paragone, Adrien Rabiot, entrato soltanto nella ripresa, è arrivato a sei tocchi nella stessa zona di campo.
Il portoghese ha provato tre conclusioni, tutte fuori dallo specchio e due delle quali di testa. Ha inoltre disputato 16 duelli, lo stesso numero registrato da Strahinja Pavlovic.
Ma è soprattutto un altro dato a evidenziare la serata complicata del centravanti: 16 palloni persi, più di qualsiasi altro giocatore del Milan.
Numeri che, considerato l’investimento sostenuto dalla società per acquistarlo, sono inevitabilmente destinati a far discutere.
Tre partite senza un tiro in porta
Quella contro il Benfica è stata la terza gara consecutiva senza una conclusione nello specchio per Ramos. Inoltre, il centravanti è rimasto senza gol per la quarta volta nelle ultime cinque partite.
Il rischio è che la sequenza inizi a pesare anche sul piano delle aspettative. Il prezzo pagato dal Milan, la pressione legata alla maglia numero 9 e il desiderio di trovare finalmente un centravanti capace di interrompere una lunga serie di difficoltà nel ruolo costituiscono un insieme particolarmente pesante.
Ramos, arrivato a Milano con la responsabilità di essere il riferimento offensivo della squadra, non sta ancora riuscendo a trasformare questa responsabilità in gol e occasioni.
Amorim difende il suo centravanti
Ruben Amorim, però, ha evidenziato un aspetto importante: Ramos non può essere considerato l’unico responsabile delle difficoltà offensive del Milan.
Il tecnico ha sottolineato la necessità che tutta la squadra migliori nel supportare il proprio centravanti. In diverse occasioni, infatti, il portoghese si ritrova troppo isolato oppure è costretto ad abbassarsi per entrare maggiormente nel gioco.
È un elemento fondamentale per leggere correttamente le sue prestazioni. Un centravanti può essere giudicato anche attraverso gol e conclusioni, ma se la squadra fatica a costruire occasioni e a portare palloni nell’area avversaria, il suo rendimento rischia inevitabilmente di risentirne.
Il Milan non segna mai nel primo tempo
A rendere ancora più evidente il problema c’è un altro dato relativo all’inizio di stagione del Milan. In cinque partite ufficiali, i rossoneri non sono ancora riusciti a trovare un gol nel primo tempo.
Una statistica che racconta le difficoltà della squadra quando la partita non è ancora entrata nella fase più aperta e intensa. Il Milan fatica a produrre occasioni nella prima parte delle gare e questo finisce inevitabilmente per coinvolgere anche Ramos.
Se il centravanti riceve pochi palloni giocabili e deve spesso allontanarsi dall’area per partecipare alla manovra, diventa molto più complicato aspettarsi da lui una presenza costante negli ultimi metri.
Ramos e l’idolo Ibrahimovic
Per cercare di superare questo momento, Ramos potrebbe anche contare sui consigli di uno dei suoi più grandi idoli: Zlatan Ibrahimovic.
L’attaccante portoghese aveva raccontato alla UEFA quanto lo svedese rappresentasse una fonte di ispirazione per lui, spiegando di aver cercato di replicare alcune delle sue giocate. Il fatto che Ibrahimovic abbia indossato proprio la maglia del Milan rende il legame ancora più significativo.
Ibrahimovic è tornato a Milanello questa settimana e, considerando il suo rapporto con il club e il ruolo che ricopre all’interno di RedBird Capital, non è da escludere che possa aver avuto modo di parlare con Ramos.
Non è un dipendente del Milan, ma la sua esperienza e il suo passato da centravanti di riferimento possono rappresentare un’occasione di confronto per il portoghese.
Non è soltanto un problema di Ramos
La sconfitta contro il Benfica, inoltre, ha evidenziato che le difficoltà offensive del Milan non possono essere attribuite esclusivamente al numero 9.
Per la prima volta in questa stagione, infatti, l’intero attacco rossonero è rimasto a secco. Omari Hutchinson, alla sua prima presenza da titolare, è stato sostituito all’intervallo. Alphadjo Cissé non è riuscito a incidere, mentre Christian Pulisic ha provato a dare una scossa senza riuscire a innescare la rimonta.
Lo stesso discorso vale per Alexis Saelemaekers, che non ha trovato gli spazi necessari per cambiare l’inerzia della partita.
Il problema, dunque, appare più ampio e coinvolge l’intero reparto offensivo.
Il centravanti rischia di diventare il simbolo della crisi
Quando un intero reparto fatica, inevitabilmente il suo giocatore più rappresentativo finisce per diventare il principale punto di riferimento delle critiche. Nel caso del Milan, quel giocatore è Ramos.
Il portoghese dovrà trovare rapidamente il modo di tornare a essere pericoloso, ma allo stesso tempo il Milan dovrà costruire una squadra capace di metterlo nelle condizioni migliori per farlo.
Perché il rischio è proprio questo: trasformare un problema collettivo in un problema individuale. Ramos non ha ancora trovato continuità sotto porta, ma senza un miglioramento della produzione offensiva generale sarà difficile capire quanto delle sue difficoltà dipenda effettivamente dal centravanti.
La serata contro il Benfica ha comunque lanciato un segnale chiaro. Dopo tre partite consecutive senza un tiro in porta, qualcosa dovrà cambiare. E il Milan dovrà trovare il modo di far scattare quella scintilla prima che le difficoltà iniziali diventino una crisi più profonda.




