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Amorim, il Milan cambia voce: l’onestà è la sua forza

Tra le novità più evidenti dei primi mesi di Ruben Amorim al Milan ce n’è una che va oltre il campo: il suo modo di comunicare. Diretto, sincero, a tratti persino spiazzante, l’allenatore portoghese ha scelto fin dal suo arrivo di non nascondersi dietro dichiarazioni di circostanza.

In un calcio nel quale ogni parola viene spesso analizzata, interpretata e trasformata in una polemica, Amorim sembra seguire una strada differente. Dice quello che pensa, anche quando farlo potrebbe essere scomodo.

L’esempio più recente è arrivato dopo il pareggio contro la Juventus. Il Milan era stato raggiunto al 92′ dopo essere passato in vantaggio, ma il tecnico non ha cercato attenuanti: “Non meritavamo di vincere; a dire il vero, la Juventus non meritava di perdere”.

Una frase che, nel contesto del calcio italiano, assume un peso particolare.

Nessuna scusa dopo il pareggio con la Juventus

Il Milan aveva accarezzato l’idea di conquistare una vittoria importante all’Allianz Stadium. Il gol di Alphadjo Cissé aveva portato i rossoneri sull’1-0, prima della beffa firmata da Federico Gatti nel recupero.

Amorim avrebbe potuto puntare il dito contro la sfortuna, il momento del gol o qualche episodio della partita. Ha fatto l’esatto contrario.

“Non abbiamo giocato bene; ci stiamo lavorando solo da due mesi. Ci teniamo il punto, ma dobbiamo fare meglio”, ha spiegato.

Il portoghese ha così riconosciuto contemporaneamente i limiti della propria squadra e i meriti della Juventus. Una scelta che i tifosi rossoneri sembrano avere apprezzato proprio perché lontana dalle consuete dinamiche comunicative del calcio.

La parola chiave è “onestà”

Se c’è un elemento che accompagna Amorim fin dal suo arrivo a Milano, è proprio l’onestà. Durante la presentazione a Casa Milan aveva spiegato chiaramente quale sarebbe stato il suo approccio anche nei rapporti con i giocatori.

“Cercherò di essere onesto e corretto con i giocatori perché è così che ci si guadagna il rispetto”, aveva dichiarato.

Non soltanto parole di facciata. Il tecnico ha parlato della necessità di costruire un rapporto umano con i calciatori, conoscendone anche le vite e le famiglie, nella convinzione che questo possa rafforzare lo spirito di squadra.

È probabilmente questa combinazione tra fermezza e vicinanza umana ad averlo fatto entrare rapidamente nelle simpatie dell’ambiente rossonero.

Da Cissé a una squadra da costruire

Il rapporto con Alphadjo Cissé è forse l’esempio più evidente del lato umano di Amorim. Prima della partita contro il Torino, il tecnico aveva sorpreso tutti con una frase semplice e diretta: “Amo Alpha”.

Da quel momento, il giovane trequartista ha risposto sul campo, segnando due gol nelle prime tre presenze e diventando una delle rivelazioni dell’inizio di stagione del Milan.

Dopo la partita contro la Juventus, Amorim ha però nuovamente evitato di trasformare Cissé nell’unico protagonista. “Sono felice per tutti i miei giocatori”, ha spiegato, ribadendo la propria attenzione nei confronti dell’intero gruppo.

Il messaggio è coerente: il talento del singolo viene valorizzato, ma nessuno deve sentirsi più importante della squadra.

Amorim non rinnega le proprie idee

La franchezza dell’allenatore non riguarda soltanto i giocatori o le prestazioni. Amorim ha dimostrato più volte di essere disposto a difendere con decisione le proprie idee calcistiche.

Durante la precedente esperienza al Manchester United, quando gli venne chiesto perché avesse abbandonato il suo sistema 3-4-2-1, rispose in maniera categorica, ribadendo che nessuno avrebbe potuto convincerlo a cambiare la propria identità.

È lo stesso Amorim che a Milano ha promesso un calcio aggressivo e propositivo: dominare gli avversari, recuperare rapidamente il pallone e proporre un gioco piacevole per i tifosi.

“Ci vuole un po’ di tempo prima che il motore giri a pieno regime”, aveva avvertito durante la presentazione.

Contro la Juventus quel calcio non si è ancora visto pienamente. E proprio per questo il tecnico ha preferito ammetterlo senza esitazioni.

Un approccio diverso anche rispetto al passato

La differenza rispetto alla sua esperienza inglese è evidente anche nel contesto che lo circonda. Al Manchester United Amorim aveva continuato a difendere le proprie convinzioni nonostante i risultati negativi e una situazione societaria che non gli garantiva lo stesso tipo di sostegno.

A Milano, invece, il tecnico sente di avere alle spalle una proprietà che lo ha scelto e sostenuto nel progetto.

Anche il modo di parlare del club lo dimostra. Alla vigilia della sfida con la Juventus, Amorim aveva definito il mercato da 10 e i propri giocatori “i migliori al mondo”, arrivando a dire che per lui il Milan è “la migliore squadra d’Italia”.

Non si tratta necessariamente di una valutazione tecnica assoluta, ma di un modo per proteggere il gruppo e trasmettere fiducia.

Nessuna polemica con Chivu

Un altro esempio significativo è arrivato quando Amorim è stato chiamato a commentare le parole di Cristian Chivu sugli scontri diretti.

L’allenatore del Milan avrebbe potuto raccogliere la provocazione e alimentare il confronto. Ha scelto invece di non farlo.

“Dobbiamo essere onesti con i tifosi sul percorso che dobbiamo intraprendere per riportare il Milan dove merita di essere”, ha spiegato, aggiungendo che concentrarsi sulle dichiarazioni dell’allenatore avversario avrebbe significato distrarsi dal vero obiettivo.

Anche in questo caso, la strategia è evidente: riportare sempre la discussione sul campo e sul percorso del Milan.

In Italia una comunicazione controcorrente

La presenza di Amorim nel calcio italiano rappresenta quindi anche un elemento di novità sul piano della comunicazione. In un ambiente nel quale le polemiche arbitrali, gli episodi controversi e la ricerca di responsabilità esterne occupano spesso un ruolo centrale, il portoghese prova a seguire una direzione diversa.

Non significa che non possa arrabbiarsi o che non abbia mai criticato i propri giocatori. Al contrario. Durante la sua esperienza al Manchester United aveva ammesso di vivere il rapporto con la squadra con grande intensità, spiegando di attraversare momenti nei quali avrebbe voluto restare per vent’anni e altri nei quali avrebbe voluto andarsene.

“Scusate, sono fatto così: probabilmente devo migliorare sotto questo aspetto”, aveva riconosciuto.

È proprio questa trasparenza, nel bene e nel male, a definire il personaggio.

L’onestà dovrà essere accompagnata dai risultati

Il modo di comunicare di Amorim può conquistare i tifosi, ma alla fine sarà il campo a determinare il giudizio sul suo lavoro. L’allenatore lo sa perfettamente.

Il Milan è ancora all’inizio di un progetto che richiede tempo, come ha più volte sottolineato. La squadra deve assimilare nuovi principi, migliorare nella gestione del pallone e imparare a controllare meglio le partite.

Per ora, però, Amorim ha già introdotto una novità significativa: una voce che non cerca scuse e non ha paura di riconoscere i propri errori.

Dopo il pareggio con la Juventus, avrebbe potuto parlare della beffa del 92′. Ha scelto invece di dire che il Milan non meritava di vincere.

Ora l’obiettivo è fare in modo che, presto, a parlare non sia soltanto l’onestà di Amorim, ma anche i risultati del suo Milan.

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