Home » Milan, i 5 problemi di Amorim: cosa non funziona

Milan, i 5 problemi di Amorim: cosa non funziona

Ruben Amorim ha avuto tre amichevoli per iniziare a imprimere la propria identità al Milan. Il tempo a disposizione non è ancora moltissimo e, dopo la pesante sconfitta contro il Chelsea, il lavoro da fare appare però evidente.

La tournée ha mostrato alcune indicazioni interessanti, ma anche diverse criticità che il tecnico portoghese dovrà affrontare nelle prossime due settimane. Dalla costruzione del gioco alla fase difensiva, passando per il rendimento degli esterni e la capacità della squadra di reagire alle difficoltà, sono almeno cinque i problemi sui quali Amorim dovrà intervenire.

Il pressing non funziona ancora

Uno degli aspetti più caratterizzanti del calcio di Amorim dovrebbe essere la capacità di recuperare il pallone nella metà campo avversaria. Il Milan, rispetto alla squadra allenata da Massimiliano Allegri nella scorsa stagione, ha infatti iniziato ad alzare sensibilmente il proprio baricentro.

I primi venti minuti del derby contro l’Inter avevano mostrato proprio questa possibilità. Il Milan era riuscito ad aggredire alto e a impedire agli avversari di costruire con tranquillità. Un’anticipazione, almeno nelle intenzioni, del tipo di squadra che Amorim vuole costruire.

Contro il Chelsea, invece, il pressing è apparso inizialmente disorganizzato per poi scomparire quasi completamente. I rossoneri non sono riusciti a risalire il campo con continuità e hanno concesso agli avversari troppo spazio per costruire le proprie azioni.

Per Amorim si tratta di uno dei primi aspetti da correggere: senza un pressing coordinato, il suo sistema perde una delle sue principali fonti di efficacia.

L’attacco non riesce a creare occasioni

Il secondo problema riguarda la fase offensiva. Contro il Chelsea il Milan non ha prodotto praticamente nulla e, dato ancora più significativo, non ha registrato nemmeno un tiro nello specchio della porta.

Nel primo tempo Francesco Camarda è rimasto sostanzialmente isolato. La squadra non è riuscita a servirlo con continuità e i centrocampisti offensivi non hanno trovato le combinazioni necessarie per creare occasioni.

Anche l’ingresso nella ripresa di Christopher Nkunku e Gonçalo Ramos non ha modificato radicalmente l’andamento della partita. Il Milan è rimasto troppo prevedibile e ha faticato a trasformare il possesso in vere opportunità offensive.

Rispetto al derby, nel quale si erano intraviste alcune trame interessanti, contro il Chelsea la squadra è sembrata più lenta nelle decisioni e maggiormente dispersiva quando aveva il pallone.

La difesa continua a concedere troppo

Il reparto arretrato rappresenta un’altra fonte di preoccupazione. Il Milan continua infatti a subire occasioni anche attraverso errori individuali, posizionamenti sbagliati e movimenti non coordinati.

La sensazione è che gli avversari riescano ancora troppo facilmente a trovare spazio alle spalle o tra le linee della difesa rossonera. Per una squadra che vuole giocare con un baricentro alto, il problema è particolarmente delicato: alzare la linea significa inevitabilmente concedere campo, ma richiede allo stesso tempo grande precisione nei meccanismi difensivi.

Amorim sta chiedendo ai suoi difensori compiti differenti rispetto al passato e avrà bisogno di tempo per consolidare i nuovi automatismi. Il problema è che l’esordio ufficiale si avvicina rapidamente e il margine per sperimentare diminuisce.

Le fasce sono un problema strutturale

Il sistema di Amorim attribuisce un’importanza enorme agli esterni. È quindi necessario che la rosa disponga di giocatori capaci di interpretare il ruolo con intensità, qualità tecnica e attenzione nelle due fasi.

Al momento, però, le alternative non sembrano sufficienti.

Alexis Saelemaekers è il profilo che offre le maggiori garanzie sia in fase offensiva sia in quella difensiva. Samuel Chukwueze, invece, continua a mostrare difficoltà nel nuovo contesto tattico, mentre Zachary Athekame non sembra rientrare nei piani dell’allenatore.

Anche sulla fascia opposta la situazione non è ideale. Pervis Estupinan continua a evidenziare alcune lacune nella fase di non possesso, mentre Davide Bartesaghi non sembra possedere la velocità necessaria per interpretare il ruolo secondo le richieste di Amorim.

Non è quindi un caso che il mercato possa intervenire proprio in questa zona del campo.

La mentalità preoccupa

Il dato forse più preoccupante emerso contro il Chelsea riguarda però la reazione della squadra.

Nelle precedenti amichevoli il Milan aveva mostrato una certa capacità di reagire alle difficoltà. Contro il Celtic era riuscito a rimontare da 0-2 a 2-2, mentre nel derby aveva risposto allo svantaggio trovando il pareggio.

Contro il Chelsea, invece, non è arrivata alcuna reazione. Dopo il gol subito nel recupero del primo tempo, il Milan è progressivamente uscito dalla partita. La ripresa non ha prodotto una vera risposta e la squadra ha finito per incassare altri cinque gol.

Il problema, dunque, non riguarda soltanto la prestazione tecnica. La squadra è sembrata incapace di cambiare ritmo, reagire allo svantaggio e provare concretamente a riaprire la partita.

Due settimane per cambiare il volto del Milan

Le tre amichevoli hanno fornito ad Amorim una fotografia piuttosto chiara della situazione. Il progetto tattico è riconoscibile nelle intenzioni: baricentro più alto, pressing aggressivo e grande coinvolgimento degli esterni.

Il problema è che, al momento, l’applicazione sul campo è ancora lontana da quella ideale.

Il Milan deve migliorare il pressing, trovare maggiore pericolosità offensiva, ridurre gli errori difensivi, risolvere i problemi sulle fasce e soprattutto ritrovare una maggiore capacità di reagire nei momenti difficili.

A due settimane dall’inizio ufficiale della stagione, il tempo stringe. Amorim dovrà capire quali problemi possono essere risolti attraverso il lavoro quotidiano e quali, invece, richiederanno l’intervento della società sul mercato.

Le prossime settimane saranno quindi decisive. Perché il Milan visto contro il Chelsea non può essere quello che affronterà l’esordio ufficiale: il margine di crescita esiste, ma il lavoro da fare è ancora molto.

Tags AC Milan
Seguici