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La tattica di Amorim: alla scoperta del tecnico portoghese

Con cinque trofei conquistati alla guida dello Sporting , Amorim porta a Milano un bagaglio di successi e un’identità tattica ben definita, sebbene pesi sul suo recente passato l’esperienza chiaroscura al Manchester United, dove la sua avventura non è mai decollata a causa di un contesto societario estremamente complicato 

La tattica di Amorim

Dal punto di vista tattico, l’arrivo di Amorim impone una vera e propria rivoluzione filosofica a Milanello. Il tecnico è un dogma del 3-4-2-1, un sistema di gioco basato sulla solidità della difesa a tre, sulla spinta costante dei quinti di centrocampo e sull’utilizzo di due trequartisti dinamici a supporto dell’unica punta. Il suo calcio si fonda su princìpi rigorosi: costruzione dal basso fluida, compattezza tra i reparti e transizioni verticali feroci.

Si tratta di un’impostazione radicalmente opposta a quella vista nelle ultime stagioni, che richiederà interventi mirati e profondi sul mercato per adattare gli elementi in rosa, specialmente nel reparto arretrato e sugli esterni, a questo nuovo assetto.

Tanti dubbi

Tuttavia, l’ingaggio del portoghese non cancella le enormi perplessità sulla governance del club. Il paradosso è macroscopico: il Milan ha scelto e contrattualizzato l’allenatore senza avere ancora un Direttore Sportivo operativo, dopo il naufragio della trattativa per Markus Krösche. Chiunque arriverà a gestire il mercato rossonero si troverà a dover assecondare le rigide richieste tattiche di un tecnico che non ha scelto in prima persona.

Questa inversione dei ruoli logici testimonia la persistente confusione e la mancanza di una programmazione lineare da parte di Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimović. Amorim è una scommessa affascinante e un allenatore di livello d’élite, ma rischia di diventare l’ennesima cattedrale nel deserto se la società non strutturerà immediatamente una dirigenza solida, trasparente e capace di supportarlo.

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