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Teti piace a Cardinale: maxi plusvalenze e retrocessione con i Wolves

Cardinale continua la ricerca del nuovo Direttore Sportivo in casa Milan e continua a trascinarsi in modo logorante, offrendo l’immagine di un club privo di una bussola strategica.

I no al Milan

Fino a poche settimane fa, la dirigenza sembrava aver tracciato una rotta chiara: l’accordo con Markus Krösche appariva ormai in dirittura d’arrivo, un profilo internazionale capace di portare ordine e programmazione. Poi, l’improvvisa retromarcia e il naufragio della trattativa hanno costretto i rossoneri a ricominciare da capo. In questo scenario di perenne transizione, l’ultimo nome lanciato dall’esperto di mercato Gianluca Di Marzio è quello di Domenico Teti, ex dirigente di Verona e Sampdoria, reduce da un’esperienza formativa ma controversa in Premier League con il Wolverhampton.

Retrocessione Wolves

L’avvio dei contatti con Teti accende inevitabilmente una spia d’allarme nel tifo rossonero, specialmente se si analizza nel dettaglio il suo operato oltremanica. Dal punto di vista prettamente finanziario, il bilancio dell’ultima estate inglese parla di una gestione contabile impeccabile: Teti ha registrato un saldo attivo clamoroso, generando circa 110 milioni di euro grazie alle cessioni eccellenti di pezzi pregiati come Matheus Cunha e Rayan Aït-Nouri, a fronte di una spesa contenuta di soli 3 milioni. Con tanto di retrocessione dei Wolves…

Ragioniere del mercato

Se l’obiettivo di RedBird è trovare un ragioniere del calciomercato, Teti risponde perfettamente all’identikit. Se invece l’obiettivo è vincere i trofei, la prospettiva cambia radicalmente.
Il campo ha infatti emesso un verdetto impietoso per i Wolves, culminato con una dolorosa retrocessione.

Sarebbe ingeneroso e ingiusto addossare l’intera colpa del fallimento sportivo a Teti, ma è impossibile ignorare le sue evidenti responsabilità nella costruzione della rosa. I campioni partiti non sono mai stati rimpiazzati adeguatamente. Gli unici innesti di rilievo, come Jorgen Strand Larsen, erano frutto di clausole e accordi già strutturati in precedenza, lasciando il mercato estivo privo di acuti o intuizioni brillanti.

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