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Amorim è una terza scelta e non è stato scelto dal futuro DS: è già una figuraccia

Il Milan è calcisticamente fermo, paralizzato da una confusione societaria che non ha precedenti nella storia recente del club.

Amorim è una terza scelta

L’indiscrezione secondo cui Rúben Amorim sarebbe ormai una “terza scelta” disperata – per giunta non avallata dal Direttore Sportivo che dovrà insediarsi in futuro – non è solo una scelta tecnica discutibile: è la certificazione ufficiale di una clamorosa figuraccia internazionale. Un club che ha chiuso la stagione al quinto posto, accumulando un gap tecnico spaventoso dalle prime della classe, dovrebbe muoversi con la precisione di un chirurgo e la velocità di un fulmine.

Invece, la dirigenza rossonera si ritrova immobile, già in ritardo di oltre un mese sulla programmazione del mercato rispetto a tutte le dirette concorrenti. Mentre gli altri club acquistano, pianificano e blindano i propri obiettivi, il Milan brancola nel buio, ostaggio di un’anarchia decisionale imperdonabile.

Ibrahimovic è un problema vero

Le colpe di questo disastro hanno nomi e cognomi ben precisi: Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimović. La proprietà di RedBird continua a dimostrare una totale distanza dalla realtà del calcio europeo, trattando il club come un asset finanziario da gestire a distanza piuttosto che come una fede sportiva che richiede presenza, investimenti e competenze specifiche. Il quadro diventa ancora più desolante se si osserva il ruolo di Ibrahimović.

Quello che doveva essere il garante tecnico del progetto, l’uomo della svolta e il punto di riferimento a Milanello, si trova attualmente negli Stati Uniti a fare il telecronista e l’uomo immagine. Un paradosso inaccettabile: mentre la casa brucia e la squadra perde terreno prezioso sul mercato, l’idolo della tifoseria preferisce i riflettori della TV americana alle responsabilità di un club allo sbando.

Dilettanti

Questa totale mancanza di programmazione ha già prodotto effetti devastanti sulla reputazione del Milan all’estero. Le indiscrezioni che arrivano direttamente dalla Germania sono emblematiche e umilianti. Markus Krösche e Ralf Rangnick hanno rifiutato categoricamente di sedersi al tavolo delle trattative. Secondo fonti tedesche, i due dirigenti hanno rispedito al mittente le avance rossonere perché hanno giudicato la proposta del Milan “poco credibile, non trasparente e assolutamente non di livello” per gli standard del calcio d’élite.

Quando professionisti di quel calibro rifiutano un club con sette Champions League in bacheca definendolo “poco serio”, significa che il brand è stato gravemente compromesso da una governance opaca e priva di una catena di comando chiara.
La scelta di ripiegare su Amorim, senza nemmeno il consenso del futuro DS, non fa che confermare questa totale improvvisazione. Come si può costruire il mercato estivo se l’allenatore è una terza scelta e la dirigenza non viaggia sulla stessa lunghezza d’onda? Il Milan sta affrontando la stagione più importante degli ultimi anni con un dilettantismo spaventoso.

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