La notizia che Zlatan Ibrahimović commenterà le partite dei Mondiali negli Stati Uniti ha inevitabilmente suscitato indignazione tra i tifosi rossoneri. Del resto, quando c’è di mezzo Ibrahimović, il clamore è garantito. Peccato che, ancora una volta, l’attenzione sembri concentrarsi più sul personaggio che sui risultati da dirigente e sulle numerose contraddizioni che lo hanno accompagnato.
Tanto fumo ma pochi risultati da dirigente
Ibrahimović ha costruito il proprio mito attraverso dichiarazioni roboanti, frasi ad effetto e una costante autocelebrazione. Un approccio che ha funzionato sul piano mediatico, ma che spesso ha mascherato limiti e mancanze che un’analisi più obiettiva dovrebbe evidenziare. Le continue provocazioni, le dichiarazioni autoreferenziali e la costruzione quasi caricaturale del “mito Zlatan” hanno trasformato ogni apparizione pubblica in un esercizio di marketing personale. Una strategia efficace per mantenere alta la visibilità, ma che ha contribuito ad allontanare l’attenzione dai contenuti reali.
Nel periodo da calciatore l’immagine da “boss” poteva anche avere un senso quando serviva a caricare l’ambiente e dare motivazioni ai compagni di squadra, come nel caso dell’ultimo scudetto milanista sotto Pioli. Al netto delle fratture di spogliatoio create dallo svedese (si lveda anche l’esperienza al Barcellona), l’Ibra calciatore ha quasi sempre fatto la differenza. Ma quell’era è finita e un dirigente necessita di credibilità e risultati più che farse circensi.
Un “dirigente” telecronista
L’esperienza come telecronista per Fox Sports ai Mondiali americani sembra inserirsi perfettamente in questo percorso. Non si tratta di una scelta legata a una particolare esperienza giornalistica o a competenze sviluppate nel settore della comunicazione sportiva, ma dell’ennesima operazione costruita attorno alla forza del marchio Ibrahimović. Proprio nel momento in cui il Milan avrebbe bisogno di chiarezza e di figure di riferimento.
Del resto è lo stesso svedese a voler mantenere salda la propria poltrona e il proprio potere decisionale, senza tuttavia dare un riscontro pratico alle necessità del club, sempre più nella confusione totale e nella disorganizzazione. Purtroppo Ibrahimovic, alla conclusione del Mondiale, tornerà a Milano e proverà a dettare legge aiutato dal padrone Cardinale. Ci dovremmo accontentare dell’allontanamento di Furlani e Moncada.





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