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Due i candidati a sostituire Tare, ma il vero problema è Cardinale

Indiscrezioni, spifferi e un senso di precarietà assoluta avvolgono il futuro del club. In questo caos ha alzato la voce persino il proprietario Gerry Cardinale. Da Londra, il numero uno di RedBird si è detto deluso, annunciando la sua presenza allo stadio per sostenere la squadra nelle ultime due fatiche stagionali, prima di dare il via al consueto, gelido valzer delle “valutazioni di fine campionato”.

Tare verso l’addio

Le prime sentenze, però, sembrano già scritte. L’avventura di Igli Tare come direttore sportivo è giunta al capolinea dopo appena un anno: un addio che verrà formalizzato a bocce ferme. Per la successione, se fino a ieri il nome più caldo era quello di Tony D’Amico in uscita dall’Atalanta, nelle ultime ore ha preso quota la pista interna che porta a Viktor Bezhani, ex DS del Tolosa. Un profilo già noto alla galassia RedBird, l’ennesimo tassello di una visione aziendale che fa storcere il naso a chi ha il cuore tinto di rossonero.

Ed è proprio qui che crolla il castello di carte della proprietà americana. Assistere a questo teatrino solleva una domanda tanto spontanea quanto dolorosa: Gerry Cardinale e l’amministratore delegato Giorgio Furlani sono davvero all’altezza del Milan? I fatti e i risultati dicono, impietosamente, di no.

La gestione targata RedBird continua a dimostrarsi drammaticamente inadeguata per un club come il Milan, trattato come una franchigia qualunque o come un mero esperimento di algoritmo e player trading. Sotto la guida di Cardinale e Furlani, la sensazione di ridimensionamento è costante: si naviga a vista, riducendo la programmazione sportiva a un valzer continuo di poltrone e scommesse dirigenziali. L’idea di affidarsi a Bezhani solo perché uomo di fiducia del network RedBird a Tolosa dimostra una preoccupante mancanza di comprensione della piazza milanese e del calcio italiano.

La “visione” di Cardinale

Mentre i rivali storici programmano e vincono con strutture solide, il Milan si ritrova a rincorrere l’ennesima rivoluzione dell’anno zero. La “delusione” sbandierata da Cardinale suona quasi ironica, è la naturale conseguenza di una presidenza che ha privilegiato i bilanci e le sinergie corporate rispetto alla competitività sul campo. Se l’obiettivo di RedBird è solo la sostenibilità aziendale a discapito della vittoria, allora la contestazione e il clima pesante di questi giorni non sono che l’inizio di una frattura insanabile. Il Milan merita manager da titolo, non ragionieri della galassia RedBird.

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