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Milan-Como 1-1: cinque cose che abbiamo imparato nel match

Il pareggio per 1-1 contro il Como a San Siro rischia di pesare come un macigno sulla corsa Scudetto del Milan. In una serata attesa, la prima in casa dopo un mese esatto, i rossoneri sono stati costretti ancora una volta a inseguire, lasciando per strada due punti che potrebbero risultare decisivi nella volata finale.

Con dodici partite ancora da giocare e sette punti di distacco dall’Inter, la montagna da scalare si fa sempre più ripida. E la sensazione, al triplice fischio accompagnato da qualche fischio dagli spalti, è che il sogno tricolore sia ormai appeso a un filo.


1. Como avanti, Leao salva il Milan

Come già accaduto nelle tre sfide precedenti, è stato il Como a sbloccare il risultato. Nico Paz ha approfittato di un passaggio sbagliato di Mike Maignan, intercettando il pallone e depositandolo in rete, gelando San Siro.

Il Milan ha reagito nella ripresa. Al 64’, un’intuizione geniale di Ardon Jashari ha cambiato il volto del match: un pallonetto millimetrico da oltre 50 metri, nel cosiddetto “corridoio dell’incertezza”, ha permesso a Rafael Leao di superare Jean Butez in uscita e firmare l’1-1.

Una giocata estemporanea, quasi dal nulla, che ha evitato una sconfitta potenzialmente devastante per classifica e morale.


2. Jashari, la terza volta è quella giusta

C’era grande curiosità attorno ad Ardon Jashari, alla sua terza da titolare in Serie A e schierato mezzala accanto a Luka Modric. Dopo un avvio prudente, lo svizzero è cresciuto con personalità, dimostrando di essere il centrocampista moderno su cui il club ha investito 35 milioni di euro.

I numeri parlano chiaro: 58 passaggi completati su 60 (97%), tre occasioni create, sei lanci lunghi riusciti su sei, dieci passaggi nell’ultimo terzo, quattro recuperi, due contrasti e un’intercettazione. Prestazione totale, impreziosita dall’assist visionario per Leao.

Nel momento in cui il Milan ha alzato il baricentro, Jashari è stato il motore tecnico e tattico della rimonta.


3. Attacco spuntato e scelte discutibili

Se Jashari ha brillato, il reparto offensivo ha lasciato più di un dubbio. Leao, ancora lontano dalla migliore condizione fisica, ha inciso solo nell’episodio del gol. La coppia con Nkunku non ha prodotto quanto sperato, e l’ingresso di Niclas Füllkrug, più riferimento centrale, non ha cambiato radicalmente l’inerzia.

Sorprende la scelta di Massimiliano Allegri di sostituire Zachary Athekame, fin lì tra i più pericolosi per qualità nei cross. Positivo invece l’impatto di Christian Pulisic, capace di creare movimento e attirare raddoppi, pur senza trovare la giocata decisiva.

Il dato più emblematico? L’attaccante più in forma resta l’infortunato Ruben Loftus-Cheek. Un paradosso che racconta le difficoltà offensive rossonere.


4. Allegri-Fabregas, nasce una rivalità?

La stretta di mano iniziale tra Allegri e Cesc Fabregas è stata solo l’antipasto di una serata nervosa. Il tecnico del Como ha sorpreso tutti rinunciando a un attaccante di ruolo e replicando il 3-5-2 milanista, mossa audace che ha trasformato il match in una partita a scacchi.

Il Como è passato ancora una volta in vantaggio contro il Diavolo, ma il Milan ha mostrato solidità e pazienza, aspettando il momento giusto per colpire. L’episodio del botta e risposta tra i due allenatori nel post-partita lascia intuire che questo duello potrebbe diventare uno dei temi caldi delle prossime stagioni.


5. Cambi decisivi, ma non basta

Allegri ha letto la gara con la consueta lucidità, operando quattro cambi entro l’ora di gioco. L’ingresso di Matteo Gabbia per l’infortunato Pavlovic ha dato maggiore equilibrio difensivo. Youssouf Fofana ha aggiunto fisicità e presenza rispetto a un Ricci troppo passivo, contribuendo a spostare il baricentro in avanti.

Saelemaekers e Füllkrug hanno garantito dinamismo e profondità, con il tedesco determinante nell’azione del pareggio, trascinando via un difensore e liberando spazio per Leao.

Scelte mirate, che hanno migliorato la prestazione complessiva. Ma senza il guizzo finale da tre punti.


Conclusioni: Scudetto lontano, obiettivo secondo posto?

Il vero peso del pareggio si misura in classifica. Il Milan ha perso solo una volta in stagione, ma i nove pareggi su 25 partite raccontano una squadra solida ma poco cinica. L’Inter, con 20 vittorie, mantiene un ritmo che i rossoneri faticano a replicare.

Certo, restano 36 punti in palio e la Champions League potrebbe togliere energie ai nerazzurri. Tuttavia, affidarsi al crollo altrui appare più una speranza che una strategia.

In questo momento, l’obiettivo realistico sembra essere il consolidamento della top quattro, con il secondo posto che rappresenterebbe comunque un risultato significativo. Ma il rammarico resta: perché mai come ora, il tricolore sembra scivolare via più per occasioni mancate che per reali inferiorità.

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