Il Milan è stato uno dei club più attivi in Europa nella finestra estiva, completando 37 operazioni di mercato: 10 acquisti e 27 cessioni. Una rivoluzione che coincide con l’arrivo in panchina di Massimiliano Allegri, chiamato a dare nuova identità tecnica e mentale alla squadra.
Secondo Calciomercato.com, l’obiettivo principale della dirigenza rossonera era duplice: contenere i costi dopo la mancata qualificazione in Champions League e consegnare all’allenatore una rosa più corta e gestibile. Il risultato finale è una squadra profondamente rinnovata, ma con diversi interrogativi.
Una rosa ridotta, ma con meno qualità?
Allegri aveva chiesto un gruppo snello da 20-21 giocatori di movimento, ma al momento il Milan ne conta soltanto 19 (18 effettivi a causa dell’infortunio di Jashari). Una situazione che può ritenersi sufficiente sul piano numerico, ma che apre dubbi sulla qualità complessiva.
Sono partiti tre titolari pesanti come Malick Thiaw, Theo Hernandez e Tijjani Reijnders, sostituiti da profili che, almeno sulla carta, non sembrano dello stesso livello. L’impressione è che la squadra abbia perso alternative valide in alcuni ruoli chiave.
Difesa tra esperimenti e incertezze
La retroguardia è il reparto che lascia più perplessità. Con Tomori, Gabbia e Pavlovic, la scorsa stagione il Milan aveva incassato ben 58 reti. In estate non è arrivato il leader difensivo sperato: il club ha puntato su Koni De Winter, considerato affidabile, e sul giovane David Odogu, classe 2006.
Il vero rebus riguarda il sistema di gioco. Allegri ha iniziato pensando a una difesa a quattro, salvo poi virare sul 3-5-2, anche a causa delle tante cessioni sulle fasce. L’addio di Calabria, Florenzi e Theo Hernandez ha costretto la dirigenza a soluzioni d’emergenza: oggi Estupiñán è l’unico esterno sinistro naturale di livello, mentre a destra le alternative sono ancora tutte da inventare.
Centrocampo ricco, ma affollato
Il reparto nevralgico è invece il più abbondante. Allegri può contare su ben tre registi (Modric, Ricci e Jashari), oltre agli inserimenti fisici e tecnici garantiti da Fofana, Loftus-Cheek e il nuovo arrivato Adrien Rabiot.
La sensazione è che non manchi la qualità, ma che la gestione delle gerarchie sarà complessa. Attualmente i favoriti per la titolarità sono Fofana, Modric e Rabiot, con gli altri pronti a giocarsi le proprie chance. Una competizione interna che, se ben gestita, potrebbe trasformarsi in un punto di forza.
L’attacco senza un vero numero nove
Il vero tallone d’Achille del Milan resta però l’attacco. Allegri e il ds Tare avevano chiarito che serviva un centravanti d’area, ma né Vlahovic né Dovbyk sono arrivati.
Al momento, le soluzioni possibili sono due: l’esperimento Leao falso nove o il rilancio di Santiago Gimenez. A complicare lo scenario c’è l’acquisto più oneroso dell’estate: Christopher Nkunku, pagato 38 milioni più bonus. Il francese dovrebbe avere un posto da titolare, ma il 3-5-2 di Allegri rischia di sacrificarlo, costringendo a scelte dolorose tra lui, Pulisic e Saelemaekers.
Conclusioni: rivoluzione incompleta
Il Milan versione 2025 si presenta come una squadra profondamente trasformata, più corta e sostenibile nei costi, ma con diverse zone d’ombra. La difesa appare incompleta, le fasce indebolite e l’attacco privo di un centravanti puro.
Molto dipenderà dalla capacità di Allegri di adattare il modulo alle risorse disponibili e di far rendere al meglio i nuovi innesti. Solo allora si capirà se questa rivoluzione sarà stata una mossa vincente o un rischio eccessivo.
Per saperne di più sulla storia e i successi del club, puoi consultare la pagina Wikipedia del Milan.


Credo che de winter sostuireira tomori e udogu il pavlovic. Cosi si fa per non prendere 58 gol anche questa stagione.
In attacco se si furnirano con i palloni dal compagni, gimenez e nkounku faranno bene.