Maldini a Muschio Selvaggio: “Leao all’inizio sembrava giocasse per instagram”

By Mario Labate -

Intervenuto al podcast di Fedez, Muschio Selvaggio, Paolo Maldini ha ripercorso tutte le tappe della sua carriera fino ad arrivare al suo presente da dirigente

Intervenuto al podcast di Fedez, Muschio Selvaggio, Paolo Maldini ha ripercorso tutte le tappe della sua carriera fino ad arrivare al suo presente da dirigente: “La mia storia è partita con mio papà, che è stato un grande calciatore e rende la mia storia ancora più particolare. Mio papà è stato il primo calciatore del Milan a vincere la Champions nel ’63 con una squadra italiana. Sono molto legato al Milan e Milano e all’ambiente rossonero”.

Le aspettative

età pensi a divertirti. Avere tutte quelle impressione mi ha tolto la parte un po’ più divertente. Ci sono due modi per affrontare ciò: prendere troppo peso e avere aspettative che non riesci a mantenere, oppure lottare e far vedere quanto vali. E’ presto a quell’età lì perché c’è sempre divertimento nel calcio. L’idea del papà che ha un bambino che gioca a calcio e dice “mio figlio è un campione” mette tanta uso ea volte sono anche false. Di quelli che iniziano nelle giovanili del Milan, solo l’1% riesce ad arrivare in alto”. è sempre divertimento nel calcio. L’idea del papà che ha un bambino che gioca a calcio e dice “mio figlio è un campione” mette tanta uso ea volte sono anche false. Di quelli che iniziano nelle giovanili del Milan, solo l’1% riesce ad arrivare in alto”. è sempre divertimento nel calcio. L’idea del papà che ha un bambino che gioca a calcio e dice “mio figlio è un campione” mette tanta uso ea volte sono anche false. Di quelli che iniziano nelle giovanili del Milan, solo l’1% riesce ad arrivare in alto”.

Il primo gol in Serie A

“Mio primo gol in Serie A l’ho fatto a 17 anni, a Como. Mi ricordo tantissimi episodi di più della metà partite in cui ho giocato. Non sapevo cosa fare, era il primo gol. Ero un po’ stordito per il primo gol minuto e mezzo. Poi abbiamo anche vinto quella partita, quindi tanta carica e speri di arrivare al risultato finale. Mi ricordo anche che Berlusconi mi regalò un orologio con la dedica. La dedica era molto semplice ma bella”.

La convocazione in Under 21 con Cesare Ct

Mio padre mi ha convocato in Under 21, ma ero già stato convocato con Vialli e Mancini che era andata in semifinale. Ero stato convocato per la semifinale di ritorno e la finale. Il mio percorso era già tracciato, ma non ha evitato commenti. Avevo 18 anni ed era un po’ prematuro, ma già da lì ho iniziato a fregarmene. La mentalità e la disciplina è fondamentale. Quando hai talento sei portato a non avere tanta disciplina, e questa cosa ti porta a fare meno e negli anni ti marca e ti porta a rendere di meno. Lo dico sempre ai ragazzi: anche nella carriere del miglior giocatore di sempre esistono alti e bassi, quindi bisogna sempre avere disciplina. Ho avuto tantissimi alti e bassi ei tuoi familiari sanno benissimo quali sono le turbolenze che hai nei momenti difficili”.

Cosa l’ha aiutato

“Nel mio caso credo che nell’essere nato nella mia famiglia, di aver giocato nella città in cui sono nato con a disposizione la famiglia. Se a 18 anni inizi a girare, fai fatica a mettere radici o qualcuno che ti dica le cose reali . Sia nel caso che tu vada bene o meno, perdi il contatto con la realtà. La testa è importante se abbinata al talento, alla gioia del gioco e alla disciplina. Prima di Sacchi non eravamo così precisi, contava la disciplina in area, la volontà. Salvi o fai un gol per un decimo di secondo, quella cosa che è costante e la fai tua ti aiuta. Tra un grandissimo calciatore e uno buono, non c’è un 10% di differenze, che la fanno i particolari”

I migliori allenatori avuti

e quando si arriva allo stadio nelle grandi partite. Prima dici “Cazzo…”, poi speri di riprovarla. Dopo i 30 anni vivi le cose in maniera più logica e tranquilla. Capello mi ha preso e mi ha detto: “Sai di essere il migliore al mondo?” e da lì ho preso la responsabilità del migliore del mondo e mi ha fatto crescere molto”.

Maradona

“Lui e Ronaldo il brasilano sono i più forti. Io non ho giocato contro Messi, grazie a Dio. Cr7 è un grande bomber, ma ha meno magia degli altri due. Io ero veloce e forte disponibile, ma loro erano ancora più veloci. Diego poi era simpaticissimo: quando l’hanno nominato nella Home of fame, mi sono vergognato per avergli dato tante di quelle botte e gli chiese scusa”.

I mondiali del 2022

“Ho chiuso in bellezza (ride, ndr). Prima che iniziasse mi ero reso conto che qualcosa non andava. Nel 2002 non c’era la stretta di mano, lo facevano solo i capitani. Tommasi aveva comunque l’abitudine di farlo ed è andato anche dall’arbitro, che si è rifiutato. Poi anche noi abbiamo sbagliato noi, però… Anche l’atteggiamento faceva tanto. Non ci volevano far entrare allo stadio, abbiamo fatto rissa per entrare nello spogliatoio. Quando è finita bisognava essere freddi e poi c’era tanta amarezza. Lippi nel 2006 mi chiese di andare al Mondiale, ma non me la sentivo di tornare. Avevo già detto di no nel 2004 a Trapattoni”.

Il mondiale non giocato nel 2006

“Mi spiace non aver vinto, ma dopo quattro mondiali giocati, tutto quello che hai vinto col club… l’invidia non esiste. Nel 2002 c’è stato un cambio di generazione. Nel 2006 sono andato a festeggiare con la macchina”.

Come Micheal Jordan

“E’ un po’ così: se sei vincente hai comunque perso tanto. Ho perso tre finali di Champions, una finale Mondiale e Europeo. Ho avuto la fortuna di giocare in grandi squadre e grandi nazionali, ma grazie a dio ho avuto la possibilità di giocare sempre per qualcosa di importante”.

L’assenza di bandiere nel calcio odierno

“Adesso è molto più difficile, gli italiani non andavano quasi mai all’estero ed era più facile rimanere all’interno del proprio paese. La cosa importante è essere ambizioso: se sei ambizioso e trovi tutto quello che hai bisogno per arrivare al tuo traguardo nella squadra in cui nato è facile. Ma se fossi nato in un altro club che non aveva le mie stesse ambizioni. “A me non è mai mancato niente. L’importanza di giocare in uno sport di squadra insegna che conta quello che hai e non da dove vieni. Fin di piccolo degli orari, degli obiettivi, è un insegnamento continuo. Io non giudico chi sceglie una squadra solo per una questione economico. Ci sono anche ragazzi di 16-17 che grazie al calcio devono aiutare la famiglia, è una cosa pesante e non semplice”.

Offerte dalla Premier

“Sono vere le voci, ma nulla di concreto. Anche il Chelsea mi aveva cercato tramite Vialli. Se ho mai pensato di lasciare il Milan? Sarei dovuto essere molto convinto io di andare via e il club di lasciarmi andare via. Non è mai successo. Ci sono stati anni duri, tipo a metà anni 90 quando siamo arrivati decimi e undicesimi, ci sono state delle contestazioni. Il club mi ha sempre voluto tenere e quindi certi pensieri non ci sono stati”.

Le mani al collo a Chiellini nella stagione 2008-2009

“In occasione di un corner mi aveva dato una gomitata, io mi ero già rotto il naso più volte e quindi volevo evitare di romperlo di nuovo e quindi mi sono arrabbiato parecchio. Poi è arrivato Buffon e mi ha detto di calmarmi. Sono cose che capitano, però dovete sapere che in allenamento è anche peggio, capita di perdere anche la pazienza. Mi ricordo poi un altro episidio, in un trofeo Berlusconi in cui ho tirato una testata a Casiraghi, mio compagno di squadra in nazionale. Che vergogna quella volta. In quella partita avevo anche segnato e alla fine ero stato eletto miglior giocatore della partita nonostante l’espulsione. Io lo rifiuto perchè mi vergognavo. Casiraghi tra l’altro il giorno dopo si doveva sposare e lo ha fatto con l’occhio nero”.

Più importante il talento o l’ossessione

“Il talento aiuta. Tutti sono preparati fisicamente e tatticamente, ma l’ossessione e la disciplina fanno la differenza. Ci sono giocatori che hanno abbassato la loro forza fisica e la mentalità a causa di un infortunio magari e non essere più quelli di prima”.

Daniel e Christian

“E’ già tanto quello che ha fatto, ha anche vinto uno scudetto. Christian è cresciuto anche lui nel Milan, poi si è rotto due volte il crociato e oggi gioca in C. Daniel sta facendo la sua prima esperienza lontano dal Milan. Tra l’altro a differenzia mia, di mio papà e di Christian è l’unico che non fa il difensore. E’ bello quello che sta facendo. Lui non è precoce come me e quindi questa stagione in prestito e la prossima saranno fondamentali”.

Maldini e il Milan

“La storia della famiglia è difficile da capire e raccontare, non esiste qualcosa di simile. Siamo orgogliosi di questo, oltre ovviamente ad essere supermilanisti”.

La Finale di Istanbul

“Ho fatto gol io in finale dopo 40 secondi e lì avevo capito che c’era qualcosa di strano (ride, ndr). E’ una partita che abbiamo dominato per 110 minuti, loro hanno giocato bene 10 minuti e siamo riusciti a perdere. Ci sono state tante speculazioni su quello che è successo all’intervallo, siamo entrati nello spogliatoio urlando tutti perchè eravamo nervosissimi, è intervenuto Ancelotti urlando per farci stare zitti. Hanno detto che avevamo festeggiato, io da capitano non lo avrei mai permesso e anche i miei compagni non lo averebbero mai fatto. Sono cose lontane dalla realtà, è quasi stupido commentarle. Il calcio è bello anche per questo. Il Liverpool aveva fatto un cambio difensivo per non prendere altri gol e invece ne fanno tre in sei minuti. Il bello del calcio è anche che due anni dopo abbiamo avuto la possibilità ad Atene di affrontare nuovamente il Liverpool e di vincere”.

L’economia nel calcio

“In questo momento il gap è enorme e non è facile da colmare. Il Milan è stato un grande club fino al 2007, poi ha fatto fatica a stare dietro a livello di ricavi a certi club come PSG, Real e United. Noi oggi, a livello di mercato, battagliamo, perdendo dal punto di vista economico, con squadre che arrivano 18esime nella Premier League inglese. Il potere economico di queste squadre è superiore al nostro, però noi abbiamo tradizione e idee”.

Il rapporto con Berlusconi

“All’inizio non era un politico. Quando è arrivato al Milan ci ha raccontato il suo progetto e ci hanno fatto sognare a tutti. Berlusconi non era conosciuto come oggi, quindi qualche dubbio lo abbiamo avuto quando ci ha detto che voleva portare il Milan in vetta al mondo. Lui è arrivato e ha riorganizzato tutto il club come un’azienda che doveva funzionare. Lui era metodico, controllava tutto. Si preparava in tutto, prima di parlare con qualcuno voleva sapere tutto di lui. Prima di diventare primo ministro nel 1994, ad inizio stagione, ci disse che avevamo tre obiettivi: vincere il campionato, vincere la Champions e lui doveva diventare presidente del consiglio. Ci disse che se avessimo vinto la Champions League lui avrebbe avuto più chance di diventare primo ministro. E come è andata? Abbiamo vinto il campionato, la Champions e lui è diventato primo ministro. Io conoscevo suo figlio Pier Silvio, mi capitava di andare ad Arcore con lui. Se abbiamo parlato di politica? No, magari è successo sul calcio. Sulla vita in generale lui è sempre stato molto attento. Lui è sempre stato molto attento a tutti noi. Un anno fa sono stato ad Arcore con lui e Galliani, e ha chiesto cose sulla mia famiglia e cose così. Sono cose fanno piacere, vuol dire che ci tiene”.

Leao al top nel calcio e nella musica

“Ha già fatto un disco. Una volta mi ha chiesto se poteva farlo uscire il venerdì e il sabato poi giocavamo. Io gli faccio: ‘Cosa?!’. Lui poi mi ha spiegato che nel mondo della musica i dischi escono il venerdì. E gli ho detto: ‘Allora domani devi fare due gol’. Leao è un talento pazzesco. Io sono un esteta grazie a mio papà e Leao è bello da vedere, è qualcosa di unico. Ha le carte in regola per diventare un top. Lui era in panchina al Lille e quando è arrivato gli ho detto che lui giocava per il suo Instagram perché metteva video bellissimi con dei dribbling e giocate, ma poi finiva la stagione con due gol segnati. Lo abbiamo aiutato a cambiare questa mentalità. Uno così talentuoso deve lavorare anche più degli altri per sfruttare il suo talento”.

Lo screzio con Spalletti

“Non c’è bisogno di chiarirsi. La cosa bella della maturità è anche questa. E’ venuto fuori una frase che non ho detto (“Hai già vinto lo scudetto, non rompere i c…”, ndr). Io non volevo fare casino ed essere rumoroso, in quel momento i protagonisti erano altri e non noi”.

Nuovo stadio

“Se vogliamo vivere di ricordi restiamo a San Siro. La storia la fanno i giocatori. E’ uno stadio che è cambiato tanto, non è più quello che è stato costruito 80 anni fa. Ma possiamo andare avanti a vivere di ricordi? Oppure costruiamo un nuovo stadio moderno che ci permetta di aumentare i ricavi? La cosa che più mi dà fastidio è che la città di Milano ha capito questa cosa, non è possibile non cogliere un’occasione del genere”.

Il pallone d’Oro mai vinto

“Non ho rimpianti. Mi rode di più il culo non aver vinto un Mondiale per esempio. Meglio vincere un trofeo che un premio personale”.

L’Inter

“C’è massimo rispetto, ma non è una cosa solo mia. Quando è arrivato Nesta dalla Lazio mi chiese quali erano i ristoranti in cui poteva andare e quali no, perchè a Roma è così. Gli dissi che poteva andare dove voleva. C ‘è un antagonismo sano tra le due squadre”.

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