Intervistato da OneFootball, Fikayo Tomori ha parlato del proprio passato in Premier e del suo presente in rossonero. Le dichiarazioni del difensore inglese
Intervistato da OneFootball, Fikayo Tomori ha parlato anche della propria esperienza al Milan e dei suoi obiettivi futuri in rossonero: “Ricordo la prima telefonata di Paolo Maldini, in cui mi disse che che mi voleva. Ero cresciuto guardando il Milan dei tempi d’oro ei suoi giocatori. Pensavo ‘Davvero mi vuole il Milan?. Indossare il rossonero è stato surreale. San Siro, poi, è come un monumento: lo puoi vedere dalla strada mentre ci passi davanti, sembra si rivolga verso di te. I giorni delle partite, i tifosi sono lì due ore prima dell’inizio e sbattono sul pullman.Si vede il loro entusiasmo, la loro carica, si sente l’energia che emanano”.
Le differenze tra Serie A e Premier
“Quando sono arrivato, ho dovuto pensare di più al mio stile di gioco. In Italia è più importante capire dove posizionarti rispetto al pallone, come passarlo. È più specifico e dipende dai movimenti della squadra. È diverso rispetto all’Inghilterra, dove a volte si gioca in base all’istinto. In Italia credo si tenda ad eliminarlo il più possibile. Lavoro su aspetti più specifici, devo assicurarmi di essere bravo sia col destro che col sinistro. Il passaggio lungo fa parte del mio gioco, essendo un centrale a volte ho bisogno di giocare la palla lunga e ci sto lavorando. Si tratta di acquisire la tecnica, di sentirmi a mio agio nel farlo con entrambi i piedi. Sto sempre attento alla mia velocità, quante volte vado in press o in recupero, oa quanta distanza sto coprendo.
Il primo gol in Champions
“A San Siro si giocano campionato e coppe nazionali, ma quando arriva la Champions League è tutto diverso. Le luci sono un po’ più accese, si ascolta l’inno e quando tutto lo stadio canta ti viene la pelle d’oca. Ricordo che quando ho segnato contro il Liverpool, ripensandoci, mi sono reso conto di averlo fatto a San Siro, per il Milan, in Champions. Ero abituato a guardare gli altri farlo e ora ci sono io”.
Il futuro
“Il mio sogno nella vita, anche se può sembrare banale, è non avere rimpianti. Voglio poter dire che ho fatto tutto quello che potevo e nel modo giusto, che sono stato me stesso. Se avrò vinto un milione di trofei o ‘solo’ lo Scudetto, potrò dire di essere soddisfatto. Naturalmente il sogno è vincere la Champions, la Coppa del Mondo e di nuovo lo Scudetto… Tutti i trofei possibili col Milan, visto che sono qui”.

