Gerry Cardinale è arrivato al Milan forse con un’idea non chiara di cosa fosse il calcio italiano e di quali fossero le aspettative di una tifoseria come quella rossonera. Ecco gli errori e i mancati investimenti
Gerry Cardinale è arrivato al Milan forse con un’idea non chiara di cosa fosse il calcio italiano e di quali fossero le aspettative di una tifoseria come quella rossonera. Lo scudetto appena conquistato doveva essere un punto di partenza per aprire un ciclo, con obiettivi sempre più alti e investimenti adeguati.
A Milanello, invece, è arrivato soltanto De Ketelaere, un ragazzo dalle belle speranze che non può risolvere tutti i problemi del gruppo nemmeno per miracolo.
Il portiere di riserva non è adeguato, lo si sapeva anche nella scorsa stagione. Si sapeva anche quanto fosse fondamentale trovare un secondo di Maignan all’altezza, seppur senza fare spese folli: un Gollini, uno Sportiello, sarebbero andati bene. Ma RedBird non ha fatto tesoro degli errori dell’Inter nello scorso anno, quando lasciò lo scudetto sul campo del Bologna con un errore del secondo portiere Radu.
Il terzino sinistro di riserva non è arrivato, nonostante fosse chiaro a tutti che Theo Hernandez sarebbe tornato stanco dal Mondiale. L’alternativa Ballo Touré aveva già dato problemi nel derby della scorsa stagione, sbandando qua e là dietro ai giocatori dell’Inter.
Poi si passa alle noti ancora più dolenti. Kessie, uomo decisivo per lo scudetto rossonero, è stato rimpiazzato da Pobega. Azzardo troppo alto pensare che un ragazzo potesse farsi carico di un tale peso, trascinando il Milan al secondo scudetto o a un lungo percorso in Champions League. Meglio confermare Krunic e Bakayoko e costringere la coppia Tonali e Bennacer agli straordinari fino a consumarli. Non ci voleva un genio a capirlo.
Il riscatto di Messias poi non ha nessuna spiegazione plausibile. Con quei soldi si poteva pagare lo stipendio ad un campione (vedi Ziyech) o puntare su qualche giovane talento a basso costo. La squadra campione d’Italia che riparte con Messias e Brahim Diaz titolari ha già gettato la spugna prima di iniziare. Proprio lo spagnolo, tra l’altro, ha perso il posto da titolare nella scorsa stagione, costringendo Pioli ad inventarsi chiunque trequartista, prima Krunic, poi addirittura Kessie nelle partite decisive per il titolo.
Insomma, si è voluto gettare Pioli in pasto ai leoni, portandogli anche un attaccante svincolato e mezzo rotto come Origi. Si sapeva fin dall’inizio che Ibrahimovic e Origi avrebbero saltato diverse partite nel corso della stagione, si sapeva anche che Giroud, avanti con gli anni, sarebbe tornato ancora più spossato dal Mondiale e con poche alternative (il calo a picco di Rebic, con tante assenze per infortunio, è cosa risaputa da più di un anno). Questi sono dati di fatto e non un’analisi a posteriori, ma Cardinale e i Singer sembrano preoccupati da altri aspetti….
