Il Calcio femminile italiano è in evoluzione. La nascita del Professionismo è stato uno step inevitabile quanto importante. Se prima un arrivo o una cessione parevano semplici formalità, ora il movimento è cambiato
Il Calcio femminile italiano è in evoluzione. La nascita del Professionismo è uno step inevitabile quanto importante.
Basta pregiudizi o di circostanza, come nel pensiero maschile anche il femminile ha preso piede. All’epoca Tavagnacco, Bardolino Verona, Torres (per citarne alcuni), mostravano grandi progetti ma senza strutture imponenti e l’avvento del professionismo erano accantonati e mai presi in considerazione. Ora con la nascita della nuova generazione i grandi club come Milan, Roma, Inter e Juventus sono usciti allo scoperto e sono stati bravi e capaci di costruire una nuova realtà.
I primi 3-4 anni sono stati di semplice preparazione: sono migliorati gli impianti e le strutture per le ragazze ma solo qualche mese fa, grazie al professionismo, anche il calciomercato ha iniziato a maturare, come nel maschile con cartellino e ingaggio.
Se prima un arrivo o una cessione parevano semplici formalità, ora è tutto diverso. Chiaro… le cifre non si avvicinano a quei colleghi Giroud o Theo Hernandez ma la strada è questa e occorre mettere da parte il passato per vivere serenamente il presente. Al di là delle simpatie o antipatie da fatti accaduti recentemente, che per l’amor del cielo ci sono e ci saranno come in tutti gli sport, l’arrivo o l’addio di giocatrici importanti è dovuto anche per diversi altri motivi: studio, investimento, strategia e stimoli.
Stiamo parlando di club come il Milan, come la Juventus, come l’Inter, Roma, Fiorentina con ognuno la propria storia… non di certo di team creati solo esclusivamente per giocare a calcio (se si vince bene, se no.. .). Si chiama professionismo anche per questo: si guadagna con i risultati (non solo delle calciatrici ma anche di staff in ogni tipo di settore). Esiste una strategia in tutto anche in ottica mercato.
Se parte un’eccellenza è perché insieme si è deciso di chiudere un ciclo, magari tale calciatrice ha perso lo stimolo dopo tanti anni passati a vestire la stessa maglia. Ci può stare, sono scelte. È insensato ogni volta trovare un capo espiatorio come se ci fosse sempre qualcosa di male. Bisogna che il tifoso faccia il tifoso e non il critico d’arte o il “giudice di pace”, perché alcune volte è deleterio verso il club e verso il o la giocatore/ice stesso/ao verso peggio il movimento stesso.

