Sandro Tonali, intervistato da Sette – inserito de il Corriere della Sera – ha parlato del proprio passato calcistico e del presente e futuro al Milan
Sandro Tonali, intervistato da Sette – inserito de il Corriere della Sera – ha parlato del proprio passato calcistico e del presente e futuro al Milan. L’intervista completa:
Diventare una bandiera del Milan
“Nel mio paese, a parte i miei zii interisti, sono tutti milanisti. Mio padre mi ha condizionato, quando poteva prendeva e andava all’estero a seguire le trasferte di Champions. Mi ha trasmesso questo “milanismo” che sento forte anche ora. Non c’è stata la possibilità di arrivare al Milan a dieci anni: ci sono arrivato al momento giusto. E ci voglio restare”.
Calciatore da sempre
“Ho sempre avuto questo per la testa. A 8 anni facevo già un’ora di macchina per andare a giocare, a 10 andavo avanti e indietro da Piacenza, a 11 da Brescia. Anche per i sacrifici della mia famiglia, non avevo un piano B. Pensavo solo a diventare un calciator”. .
Cresciuto tra due oratori
“Abitavo proprio in mezzo. Giocavo nella squadra del San Rocco da quando avevo 6 anni, nell’altro invece andavo per divertirmi con i miei amici. Che poi sono gli stessi di oggi. Il don di allora stravedeva per me, era un appassionato di calcio e guardava spesso le partite, così ha richiamato l’attenzione di mia madre. Tramite un amico siamo riusciti ad andare alla Lombardia 1. Eravamo molto uniti che ci chiamavano Holly e Benji, ma io non lo guardavo neanche quel cartone”.
La famosa letterina a Santa Lucia
“La letterina ce l’ha ancora mia nonna. La mia famiglia è stata fondamentale. Mia mamma Maria Rosa che fa la ricamatrice, mio padre Giandomenico che metteva le recinzioni agli stadi e poi mio zio, ma anche altri parenti più lontani: chi era libero si offriva di accompagnarmi a giocare”.
Le decisioni nel calcio
“Le cose del calcio le hanno sempre fatte decidere a me. Anche quando dopo il primo anno si è trattato di scegliere se restare a Brescia, che non era facile, mi hanno lasciato la decisione: ho capito che erano dalla mia parte”.
Il rapporto con la fidanzata
«Siamo giovani. Stiamo assieme da quasi tre anni, è una brava ragazza, mi è stata vicino da quando ero alla Primavera nel Brescia. Prima siamo stati per tanto tempo amici e poi abbiamo deciso di fare questo percorso assieme».
L’esperienza al Brescia
“Una delle mie fortune è stato avere Cellino come presidente, auguro a tutti i giovani di trovarne uno così. A 17 anni tutti i calciatori vogliono giocare, guadagnare soldi. Io ho trovato Cellino che, contro tutti, ha deciso di rispedirmi 6 mesi in Primavera. All’inizio pensavo fosse una bocciatura, ma lui veniva a vedermi, a parlarmi, ho capito che lo faceva per proteggermi. Per non farmi fare il percorso di tanti che per ambizione (che resta fondamentale) si perdono. Cellino lo sento ancora spesso”.
L’importanza della comunicazione
“Fondamentale. Tra compagni, all’interno dello staff, tra mister e squadra. Dal primo giorno qui funziona così: nel momento in cui c’è il minimo problema anche fuori dal campo lo si dice e si risolve immediatamente. È una cosa bellissima. Io di poche parole? Quando serve mi faccio sentire. Poi abbiamo già Ibra che parla molto, andare sopra di lui, oltre che difficile, è pericoloso!”.
Ci spiega una volta per tutte il fattore Ibra?
“Ci conosce tutti, tiene tanto a noi, e noi a lui e questo è il momento di stargli vicino perché vive un periodo brutto. Parla con tutti, dal 1° al 23° convocato, trova sempre la motivazione giusta. Dopo la fine del primo tempo in una partita difficile viene a spronarci, poi se servono altri modi sa usare anche quelli…”.
La decisione di ridursi l’ingaggio
“Era la cosa giusta da fare. Il salto di qualità credo sia stata una cosa naturale: per un giocatore essere di proprietà è sempre diverso dall’essere in prestito. Non è la cosa a cui pensi andando a dormire, ma è quel particolare che da solo conta poco, però sommato ad altri fa la differenza. Se giochi male e sei in prestito magari ti preoccupi che non ti riscatteranno…”.
Il gol alla Lazio che ha portato allo Scudetto
“Già dopo la doppietta di Giroud nel derby abbiamo capito che eravamo lì, bastava un passo falso dell’Inter o una forte testa da parte nostra. È difficile vincere le ultime cinque sapendo che ne puoi pareggiare una: ma noi andavamo in campo pensando ci fosse un unico risultato. Se ne abbiao parlato? No, questa non è una cosa di cui parli, lo senti quando giochi e basta”.
La gioia per lo Scudetto
“Abbiamo capito che abbiamo fatto qualcosa di grande, più avanti ce ne renderemo conto meglio. Inter favorita? Siamo soli con i nostri tifosi. Le cose che dicono, com’è stato per tutto l’anno scorso, non ci interessano. Non possiamo cambiare i pensieri della gente, certo ci fa riflettere, ma, con tutto l’affetto, non ci interessa. Perché abbiamo vinto noi? È stato un insieme di cose: decisivo è stato Pioli, che era in una situazione difficile quando è iniziata la nostra scalata”.
I nuovi arrivati
“Comunque vada, è sempre dalla tua parte. Non vuole proteggere sé stesso, vuole proteggere il gruppo”.
Obiettivi per la stagione
“Come l’anno scorso, giocare da squadra, giocare bene al calcio senza obiettivi: anche non puntando al massimo, si arriva al massimo”.
Un messaggio ai tifosi
“A loro mostro il nuovo tatuaggio sulla mano: “Impossible” in nero e una lineetta rossa a cancellare le lettere -im: nulla è impossibile, questo è il mio messaggio”.
