Cafù: “Ho creduto davvero che Pato fosse il più grande attaccante di sempre”

Pato

Intervenuto al “Podcast Denílson Show”, Marcos Cafù, ex terzino di Roma e Milan, ha parlato dei suoi anni trascorsi in rossonero e delle sensazioni avute nel vedere Pato allenarsi con lui a Milanello

Intervenuto al “Podcast Denílson Show”, Marcos Cafù, ex terzino di Roma e Milan, ha parlato dei suoi anni trascorsi in rossonero e delle sensazioni avute nel vedere Pato allenarsi con lui a Milanello: “Stavamo io, Nesta e Maldini. Un allenamento stavamo facendo gli 1 contro 1 e dicevamo “chi va contro Pato?”. Capitano vai mi disse Maldini, lui mi chiamava così. E poi “vai Nesta” diceva Maldini. Non riuscivamo a prenderlo. Quando Pato arrivò, dissi a Serginho: “Il più grande centravanti della storia del calcio brasiliano è di fronte a noi”. Lui tagliava a destra e a sinistra, calciava di destro e di sinistro, calciava le punizioni e faceva anche gol di testa. Aveva una forza e un cambio di direzione che non sapevi mai come prenderlo, e quando ti saltava diceva: “Maldini…ciao ciao”. Rimanevo a guardare Pato in allenamento”.

Una forza della natura

“Io ho visto Pato nel Milan, non ti sto raccontando ciò dopo aver visto un video in televisione. Mi sono allenato con lui. Gli davo 5 metri per vedere se gli stavo dietro e non ce la facevo. Andai via al termine del mio contratto e chiamavo per chiedere come stesse il ragazzo. Infortunato mi rispondevano. Un piccolo problema nulla di grave. Giocava una partita e ne stava fuori due poi. Parlavo con Serginho e gli dicevo: “E il nostro ragazzo?”. A riposo, non gioca perché non ha continuità. Allora mi chiedevo: “Ma se stava volando. Inspiegabile”. Lo accusavano di una muscolatura debole e di troppo lavoro sulle gambe”. 

I problemi muscolari

“Io gli chiedevo a Pato: “Dove vai?” E lui rispondeva a fare lavoro muscolare. Io avevo visto in Pato un potenziale che da tanto tempo non vedevo in un centravanti. E guarda, io ho giocato con Romario, con Bebeto, con Careca, con Edmundo, con Luisao, con Shevchenko”.

 

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