Lo sbarco di Divock Origi a Milano ha riportato alla memoria le storie molto importanti che sono legate agli attaccanti belgi in maglia rossonera
Lo sbarco di Divock Origi a Milano ha riportato alla memoria le storie molto importanti che sono legate agli attaccanti belgi in maglia rossonera. Louis van Hege è stato un formidabile cannoniere gentiluomo. Di nazionalità belga giunse in rossonero nel 1910 e si fermò a Milano per 5 anni, lasciando la squadra nel 1915 per tornare in patria per combattere nel primo conflitto mondiale.
In 5 anni segnò 75 reti in campionato ed una cinquantina nelle varie coppe, permettendo al Milan di conquistare la Coppa Solcio, la Coppa Vicenza e la Coppa Omarin. Oltre a giocare nel Milan, era impiegato nella sede della Pirelli; quando usciva dal lavoro, per raggiungere il campo d’allenamento dell’Acquabella, correva dietro ai tram che riportavano a casa i suoi colleghi di lavoro.
Una storia breve ma intensa e senza lieto fine è quella legata invece ad un altro attaccante belga, molti anni, dopo, nell’estate del 1981: Jan Ceulemans, forte belga del Bruges che si era messo in evidenza agli Europei del 1980. L’intesa sul contratto sembrava raggiunta, le visite mediche superate e le foto di rito coi dirigenti milanisti scattate: tutto secondo copione. Inclusi gli articoli di giornale che davano per conclusa la trattativa.
Poi, al rientro a casa, con una telefonata lo stesso Ceulemans fece saltare tutto, probabilmente, si disse, ascoltando un suggerimento datogli dalla madre che, ai giornalisti che la interpellarono rispose: “Jan è un uomo, mica un ragazzo. È grande abbastanza per fare quello che vuole”. Il Milan poi ripiegò sul centravanti scozzese Joe Jordan.

