L’ONG Amnesty International ha denunciato attraverso un dettagliato report la condizione dei lavoratori per i Mondiali in Qatar 2022
L’ONG Amnesty International ha denunciato attraverso il dettagliato report “They Think That We’re Machines” la condizione dei lavoratori in occasione della preparazione dei Mondiali 2022 in Qatar. Come riporta Calcio e Finanza, tra le varie pagine è presente anche la testimonianza di un lavoratore del Bangladesh. Questa la sua denuncia: “Le guardie di sicurezza, tutti lavoratori migranti, hanno descritto di lavorare regolarmente 12 ore al giorno, sette giorni su sette, spesso per mesi o addirittura anni senza un giorno libero – ha affermato Amnesty International -. La maggior parte di loro ha dichiarato che i propri datori di lavoro si sono rifiutati di rispettare il giorno di riposo settimanale richiesto dalla legge del Qatar e che i lavoratori che si prendevano un giorno libero sono stati puniti con detrazioni salariali arbitrarie. Un uomo ha descritto il suo primo anno in Qatar come la “sopravvivenza del più forte”.
Come riporta il portale, le leggi in Qatar limitano il lavoro settimanale a un massimo di 60 ore, con il diritto ad avere un giorno libero e retribuito. Nonostante l’esistenza di questa regola, 29 dei 34 lavoratori che hanno parlato con Amnesty International hanno affermato di aver lavorato regolarmente 12 ore al giorno e 28 hanno affermato che gli è stato regolarmente negato il giorno libero, il che significa che molti hanno lavorato 84 ore a settimana, per settimane e settimane.
La notizia arriva dopo l’intervento al congresso della Fifa della scorsa settimana di Lise Klaveness, ex calciatrice ed ora presidente della Federcalcio norvegese, la quale ha criticato la decisione di assegnare il torneo alla nazione del Golfo, citando sia le questioni relative ai diritti dei lavoratori che le leggi che criminalizzano le relazioni omosessuali.
Tuttavia, Hassan Al Thawadi, il segretario generale del Comitato del Qatar che sovrintende alla consegna della Coppa del Mondo, è stato critico nei confronti dei commenti di Klaveness. “Per anni e decenni la nostra regione e il nostro Paese sono stati troppo spesso definiti attraverso stereotipi e presupposti che derivano da una mancanza di familiarità, una mancanza di comprensione e hanno evidenziato le divisioni tra est e ovest. L’eredità più importante di questa Coppa del Mondo sarà quella di servire da antidoto a questa critica”.
Fonte: Calcio e Finanza
